Non si placa la tensione fra gli avvocati reggiani dopo le dimissioni di 8 membri su 7 dal Consiglio dell’Ordine, portando al conseguente decadimento dell’organo.
E’ emersa una spaccatura proseguita successivamente anche nei corridoi del Palazzo di Giustizia, dove in questo periodo, terminate le udienze, non di rado si è assistito ad altre “arringhe” fra legali su quanto avvenuto e sul futuro dell’Ordine degli Avvocati, le cui sorti paiono attualmente ancora in alto mare.
Forse anche per questo i Consiglieri dimissionari hanno ritenuto di far chiarezza circa le ragioni della scelta comunicata il 23 dicembre replicando al contempo alle affermazioni pubbliche dell’ex Presidente Tinelli.
“Il silenzio mantenuto fino ad ora -spiegano gli ex Consiglieri dimissionari Avvocati Francesca Corsi, Marcello Fornaciari, Paolo Nello Gramoli, Matteo Marchesini, Franca Porta, Francesca Preite, Giulio Sica e Maura Simonazzi-, rispondeva a un’esigenza di salvaguardia del profilo istituzionale, nell’unico ed esclusivo interesse dell’Avvocatura; tuttavia, stanti le numerose dichiarazioni apparse sulla stampa e le legittime richieste di chiarimenti di molti Colleghi, non ci possiamo esimere dal rendere conto delle nostre effettive motivazioni, pur nel rispetto del segreto che ci vincola”.
“Abbiamo letto con grande stupore che le dimissioni sarebbero state “un fulmine a ciel sereno” in un contesto di grande armonia e di unanimità; ebbene, tale dichiarazione conferma a pieno titolo l’ostinazione nel rifiuto da parte della ex Presidente – nella sua qualità di rappresentante e responsabile della conduzione dell’Ente – di prendere atto, ascoltare e gestire il grave disagio espresso, a più riprese, con modalità anche formalizzate per iscritto e culminate in seguito con le dimissioni di otto Consiglieri.
Neppure le plurime dimissioni hanno convinto la Presidente a mettere in discussione le modalità di gestione della consiliatura, al punto che l’unica emergenza che la stessa ha avvertito non è stata una costruttiva ricerca di chiarimenti, ma semplicemente la convocazione informale dei Consiglieri rimasti in carica, senza indagare le ragioni di un gesto così eclatante e privo di precedenti per il nostro Ordine.
Se si fosse trattato di un “fulmine a ciel sereno”, la Presidente e gli altri Consiglieri non dimissionari avrebbero cercato prima di tutto di comprendere.
Ma così non è stato. Per chi aveva manifestato il proprio dissenso, seppure con la forza del gesto delle dimissioni, non vi è stata alcuna possibilità di confronto, atteso che nessun Consiglio è stato convocato per discutere della questione, laddove la convocazione del Consiglio è prerogativa esclusiva della Presidente, che evidentemente non ha ritenuto di esercitarla.
Invece i segnali del disagio erano assolutamente noti a tutti i componenti del Consiglio ed erano stati manifestati anche con formali prese di posizione.
“Infatti -proseguono gli ex Consiglieri-, nel maggio e nel settembre di quest’anno sono intervenute per ben due volte le dimissioni di uno dei Consiglieri, avente funzione necessaria in seno al Consiglio, dimissioni motivate, almeno le seconde, da gravi dissidi con la Presidente.
La revoca di dette dimissioni è stata possibile solo a seguito dell’impegno, assunto durante una seduta consiliare dalla Presidente e da tutti i componenti, di “cambiare passo” nella gestione dell’Ordine, ovvero dall’impegno solenne a tenere in maggiore considerazione “la squadra” e a rispettare l’autonomia delle commissioni e dei gruppi di lavoro, fermo restando il potere deliberativo in seno al Consiglio, organo collegiale.
A questo impegno non sono purtroppo seguiti i fatti e non si è verificata la auspicata “svolta” nel maggiore rispetto della collegialità, tant’è che altri due Consiglieri hanno rassegnato le dimissioni da gruppi di lavoro e commissioni che si occupavano di progetti strategici per l’Ordine; anche in questo caso le dimissioni, motivate da gravi conflitti con la Presidente, sono state formalizzate e inviate a tutti i componenti del Consiglio.
E’ di pubblico dominio che l’insediamento sia stato alquanto difficile e le nomine consiliari siano state frutto di una lunga opera interna di mediazione; ciò nonostante, già dalle prime sedute, tutti i Consiglieri avevano dichiarato apertamente la loro disponibilità a collaborare in unità di intenti per il buon funzionamento dell’Ente e dell’Organo collegiale, in pieno spirito di responsabilità rispetto alla funzione istituzionale di cui erano investiti e nell’interesse esclusivo della categoria. E’ cosa certa che molto sia stato fatto, avendo il cessato Consiglio posto in essere numerose iniziative, che hanno comportato continua assiduità operativa e molte ore dedicate ai lavori consiliari, nonché a quelli delle commissioni e dei gruppi di lavoro.
“Poi, con il passare del tempo e, soprattutto, dall’inizio della emergenza sanitaria, abbiamo percepito una crescente difficoltà della Presidente a rapportarsi con la collegialità e con le prerogative del Consiglio.
Non possiamo in questa sede per evidenti motivi di necessario riserbo entrare nel merito delle singole vicende, ma certamente possiamo esporre le nostre critiche con riferimento alle modalità di predisposizione degli ordini del giorno, ad atteggiamenti non accettabili nei confronti di opinioni espresse da componenti il Consiglio, alla mancata convocazione – senza alcun motivo – di alcuni Consiglieri a riunioni di Uffici, Gruppi di lavoro e Commissioni di cui erano componenti, alla mancata o tardiva messa a disposizione dei Consiglieri di documenti e materiali necessari alla discussione, alla non rara richiesta al Consiglio di intervenire in ratifica su documenti già firmati senza possibilità di interlocuzione, costringendo così i Consiglieri a prendere atto di situazioni già cristallizzate in assenza di una preventiva discussione; tutto ciò è avvenuto con riferimento a molteplici progetti, che riteniamo strategici per l’interesse dell’avvocatura reggiana”.
“Infine -concludono gli ex Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati-, lamentiamo alcune iniziative della Presidente verso terzi, sulle quali il Consiglio non è stato coinvolto, né prima per ottenere mandato, né successivamente per riferire, atteggiamenti culminati con la nota vicenda relativa all’audizione della Presidente al CSM, della quale si è appreso dai quotidiani e sulla quale la Presidente ha opposto al Consiglio un improbabile segreto.
La decisione – tanto sofferta quanto ponderata – di rassegnare le dimissioni non ha mai perseguito fini inconfessabili, bensì ha rappresentato per noi l’unica via per tutelare gli iscritti rispetto ad una situazione che stava degenerando sempre più e per rispettare il mandato che ci era stato conferito dai nostri Colleghi”.
nsr
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