In ricordo di Don Guido Mortari. Di Giuseppe Adriano Rossi

La comunità parrocchiale di Sant’Agostino aveva festeggiato mercoledì 5 febbraio gli 83 anni di Don Guido Mortari, di cui ben 55 trascorsi ininterrottamente nella comunità parrocchiale cittadina prima come curato, poi come parroco; anche da seminarista, inoltre, per un biennio don Guido vi aveva prestato servizio come catechista. Entrato in Seminario dopo gli studi liceali e aver intrapreso quelli universitari, don Mortari è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1965 dal vescovo Gilberto Baroni. Don Guido si è spento nella mattinata di sabato 14 marzo all’Arcispedale dove era stato ricoverato mercoledì; aveva ricevuto la sera prima l’Unzione degli infermi.

Nel corso della celebrazione eucaristica vespertina del 5 febbraio scorso, don Mortari aveva pronunciato un’omelia e alla fine della Messa distribuito una lettera che, rilette oggi, costituiscono non solo il testamento spirituale di un presbitero generoso, ma soprattutto il solido viatico da lui lasciato per il futuro di una comunità che con saggezza, tenacia, insistenza, pazienza, paternità don Guido ha saputo amare, costruire, consolidare.

Nell’omelia aveva ringraziato il Signore per i tanti dono ricevuti e aveva aggiunto “devo riconoscere che qui in parrocchia ho sempre trovato collaborazione e accoglienza”. Alla luce dell’oltre mezzo secolo di ministero sacerdotale aveva sottolineato: “la virtù più importante è sempre stata e deve essere il rispetto reciproco: di questo ringrazio tutti”. Il suo pensiero affettuoso era andato alle tante persone conosciute nel suo lungo servizio pastorale in Sant’Agostino. “Credo che il dono più bello da invocare per noi oggi sia la serenità e la disponibilità a scelte di vita secondo la volontà di Dio, per il vero bene personale nostro e della comunità in cui ci troviamo ora”. Concetti che don Mortari aveva ribadito anche in una lettera distribuita al termine della Santa Messa, in cui tra l’altro annotava: “Secondo criteri umani la croce è una follia; secondo il messaggio cristiano la vita è bella non per i soldi, ma per l’offerta a Dio. Se la vita è vissuta con fede e speranza, la croce è la strada che porta a Gesù. La croce può essere una grazia nel nostro cammino di purificazione, un aiuto spirituale per essere accolti da Gesù in Paradiso. A noi il Signore chiede la disponibilità a portare la nostra croce”. Pertanto la vita va vissuta senza spreco di capacità e la fede i Gesù rende bella e serena la vita.

Don Guido così concludeva: “Qualunque siano le nostre capacità, è doveroso domandare al Signore che cosa desidera da me, e quale è la strada da seguire per raggiungere il fine per cui si è creati. Stando fra la gente – e certamente don Guido lo è sempre stato – ci si accorge sempre di più che la vita è bella non per quello che si possiede, ma per come si vive”. Gesù ha raccomandato: Amatevi, come io ho amato voi. “Si tratta di parole molto chiare, vere efficaci”.

“Parole credibili se testimoniate da noi. Pensate alle responsabilità dei genitori e degli adulti nei confronti delle giovani generazioni. Responsabilità anche mia. Ci si accorge del bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo, spirito di sapienza e fortezza”.

Certamente a lui devono gratitudine grande son solo la comunità ecclesiale, ma tutta la città.

Giuseppe Adriano Rossi
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