Bernini alla conferenza stampa di FdI: “Perchè nessuno indagò su Delrio e il PD? Io vittima di malagiustizia politica”

“Difficile spiegare quello che ho dovuto vivere e subire in questi anni e quanto ha dovuto patire la mia famiglia, mia moglie e i miei figli per la malagiustizia politica di cui sono stato vittima”. Era un fiume in piena Paolo Bernini, durante la conferenza stampa organizzata dal coordinatore cittadino di FdI Marco Eboli. Presenti anche Ivaldo Casali, Luca Tadolini e Federica Prati.
“Che sia chiaro -precisa subito il forzista-, fortunatamente in Italia c’è anche una Magistratura sana verso cui nutro stima e che va sempre sostenuta, ma ci sono purtroppo Magistrati carrieristi, sensibili alla visibilità mediatica e alle correnti politiche che possono creare danno alla vita delle persone com’è capitato a me”.

Bernini, manager aziendale ed ex Assessore per Forza Italia a Parma durante la Giunta guidata da Pietro Vignali, ha illustrato la sua vicenda giudiziaria nel libro “Storie di ordinaria ingiustizia” dedicato al padre Paolo e al suocero Giorgio “che c’erano all’inizio, ma non hanno visto la fine di questa tragica vicenda”. 105 pagine nelle quali vengono riportate intercettazioni, articoli e documenti prodotti dalle forze dell’ordine durante l’inchiesta del processo Aemilia e delle quali snocciola le parti più importanti durante la conferenza stampa.

“Evidenzio che, nonostante la documentazione che ha riguardato diversi esponenti del Partito Democratico prodotta dai Carabinieri durante l’inchiesta, non risulta nemmeno un avviso di garanzia nei loro confronti. Ma nessuno si chiede il perché? Perchè nessuno ha indagato su Graziano Delrio (ndr, sindaco per 10 anni a Reggio Emilia mentre la criminalità organizzata si radicava nel territorio, e poi Ministro dei Trasporti) nonostante le gravi intercettazioni emerse fra due consulenti ministeriali?

Bernini ricorda l’incarico di Mescolini come consulente del Vice Ministro Roberto Pinza (ndr, Partito Popolare poi Margherita) durante il governo Prodi e dell’inopportunità di dover subito dopo giudicare da Magistrato politici di centrodestra.
Un aspetto, quello delle collaborazioni con politici di centrosinistra, evidenziato anche da Marco Eboli durante l’intervento introduttivo alla conferenza stampa: “Come si riesce ad essere indipendenti nel riprendere, appena terminato l’incarico governativo, il ruolo di Magistrato?” Eboli ha ricordato il compianto Antonio Soda, stimato Giudice reggiano e per anni parlamentare DS: “Anche se aveva idee politiche totalmente diverse dalle mie, lo stimavo, era una persona per bene e aveva una morale profonda. Mi confidò che non avrebbe più ripreso a svolgere la professione di magistrato una volta terminato l’impegno in Parlamento perché era consapevole che sarebbe stato impossibile essere percepito dai cittadini come indipendente e che quindi avrebbe abbracciato l’Avvocatura. Così fece”.

Eboli, dopo aver ricordato la richiesta di dimissioni nei confronti di Mescolini e le perplessità sulla scelta del Procuratore di rendere pubblica l’inchiesta sui dirigenti comunali solo dopo le elezioni amministrative per non turbare gli esiti delle elezioni elettorali (leggi qui), ha evidenziato che Reggio Emilia ha avuto spesso Procuratori con comportamenti “strani” nei confronti dell’amministrazione locale. Il richiamo in primis all’ex Procuratore Bevilacqua al quale la Giunta Benassi assegnò in comodato gratuito un appartamento di prestigio nel cuore del centro storico, locali che l’allora Procuratore dovette lasciare a seguito delle interrogazioni dello stesso Eboli sostenute allora anche dai Gruppi consiliari della Lega Nord e dalla Democrazia Cristiana.
Successivamente, durante gli anni in cui a Reggio Emilia si radicava la ‘Ndrangheta, fra roghi dolosi e crimini balzati alle cronache nazionali, Procuratore Capo era Giorgio Grandinetti.

Marina Bortolani, @nextstopreggio