Veglia anti-omofobia: chiesa gremita, ma Nicolini (ArciGay) accusa il Vescovo di ipocrisia. #Fotogallery

Era gremita ieri sera la chiesa di Regina Pacis per l’attesa veglia contro l’omofobia. “La verità vi farà liberi, per il superamento dell’omofobia, della transfobia e di ogni intolleranza” era il titolo dell’iniziativa organizzata dal parroco don Paolo Cugini. Una veglia presieduta dal Vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca (leggi qui le ragioni del Vescovo) e che ha portato all’organizzazione, in contemporanea, di una veglia di riparazione davanti alla casa del Vescovo, organizzata dal “Comitato di Riparazione 20 Maggio” (leggi qui le ragioni spiegate da Alessandro Corsini).

Organizzatori e sostenitori delle due iniziative si sono lanciati strali a distanza sui media nelle ultime settimane, fra solidarietà di movimento politici a sostegno del Vescovo e della veglia anti-omofobia (Partito Democratico) e movimenti politici a sostegno della veglia di Riparazione (Forza Nuova).

In chiesa, oltre a sacerdoti quali Don Giuseppe Dossetti, Don Eugenio Morlini, c’erano anche diversi personaggi del mondo cattolico (Scout Agesci, Valerio Maramotti, presidente della cooperativa L’Ovile, Marco Marziani, ex consigliere comunale per Forza Italia, Elena Ferrari, medico pediatra e referente del tavolo Maltrattamento abuso, Pierluigi Castagnetti -Partito Democratico) e attivisti-sostenitori dei movimenti lgbt (il consigliere comunale del PD Dario De Lucia, l’esponente Cosimo Pederzoli, membro della Segreteria regionale di Sinistra Italiana con delega ai diritti e Alberto Nicolini, presidente Arcigay).

Attorno alla chiesta di Regina Pacis Digos e Carabinieri garantivano l’ordine pubblico.

La presenza del Vescovo è stata particolarmente apprezzata in primis da parroco Don Cugini che nell’incipit del suo discorso introduttivo alla serata ha evidenziato: “La presenza di S.E. un segnale estremamente positivo dopo la partecipazione per due volta al nostro gruppo ascoltando con attenzione la testimonianza dei partecipanti e le loro storie”.

“Non sono qui per una sigla, lgbt o gay, ma sono venuto per proseguire il dialogo iniziato da anni con le persone che provano attrazione per altre persone dello stesso sesso”. “Persone”, il Vescovo ha ribadito più volta l’importanza della persona, a prescindere, “ tutti figli miei, a tutti gli effetti”. Poi la precisazione sul sacramento del matrimonio, punto fermo per i cristiani: “Per la Chiesa il matrimonio è da sempre espressione dell’amore, dell’incontro fecondo fra l’uomo e la donna. Perché dobbiamo chiamare retrogado o superato questo? Se siamo qui, non è forse perché siamo nati fra l’incontro fra un uomo e una donna?”

Dopo le testimonianze di un uomo e una donna che hanno raccontato la propria esperienza personale di omosessualità e l’importanza dell’incontro con il gruppo di Don Cugini, la serata in chiesa è terminata fra canti gioiosi e applausi. Sul piazzale un piccolo falò e l’offerta di un bicchiere di vino per festeggiare l’iniziativa.

Solo Alberto Nicolini, presidente di Arcigay, che poche ore prima aveva scritto su Facebook un post soddisfatto per le parole di Don Cugini nei suoi confronti (ndr: “Tu sei un prete mancato” mi ha detto ridendo don Paolo Cugini. E detto da un uomo come lui è un complimento veramente bello”) non aveva per nulla voglia di festeggiare. Il dito puntato contro il Vescovo Massimo Camisasca per aver censurato contributi proposti.

“Il Vescovo ha dichiarato che questa sera si sarebbe messo in ascolto e che forse alcune persone si sentono discriminate. La verità è anche che il Vescovo ha fatto togliere dal libretto e dalle letture la testimonianza di una persona trans, quindi rifiutata per l’ennesima volta, ha fatto censurare il secondo racconto che è stato letto in cui un ragazzo dice “ora ho un compagno e sono felice” e ha fatto cancellare i dati di Amnesty International, non di ArciGay, sull’omofobia e la transfobia in Italia. Crediamo che questo sia stato, pur all’interno di una cosa importante come questa veglia che speriamo si ripeta ogni anno, sempre con più libertà, una grande ipocrisia”.

Marina Bortolani, @NextStopReggio.it

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