Suoni dai balconi: venerdì la musica travolgente dei Tribaal fra cornamuse e percussioni in via Vittorangeli

Tornano i concerti “sospesi” di Suoni dai balconi, la rassegna da seguire con il naso all’insù nei quartieri popolari di Reggio Emilia. Domani venerdì 20 agosto (ore 18.30) sotto un balcone in via Vittorangeli 16, il pubblico potrà ascoltare la musica travolgente dei Tribaal, trio formato da Domenico Foschini, Diego Emiliani e Luca Veroli. Una serata a tutto folk, a base di percussioni, cornamuse, ghironda e altri strumenti della tradizione appartenente al vecchio continente, alla scoperta della musica ballabile dal Medioevo in poi. Musica per risollevare gli animi, in cui tradizione e improvvisazione si fondono per uno spettacolo dal ritmo travolgente.
 
I concerti “sospesi” proseguiranno venerdì 27 agosto (ore 18.30) in piazza San Zenone 4/A con Pietro Mareggini (flauto) e Ioana Caruso (clavicembalo), e venerdì 10 settembre (ore 18.30) al rione Don Pasquino Borghi con Mirco Ghirardini, Gianluigi Paganelli e Valentino Spaggiari, che suoneranno rispettivamente il clarinetto, la tuba e il trombone. 
 
La quarta edizione di Suoni dai balconi, rassegna musicale itinerante, è promossa da Associazione culturale Pocket (quelli di Tipo Magazine) in collaborazione con Arci e Idee di gomma, con il contributo di Acer Reggio Emilia e del Comune di Reggio Emilia e con il sostegno di Capelli Service, all’interno del cartellone di Estate popolare e di Restate 2021. Quattro date in altrettante zone della città, con una formula di ascolto inedita quanto il contesto: gli artisti si esibiranno dai balconi come su un palcoscenico, mentre il pubblico assisterà al concerto con il naso all’insù. Il programma musicale, che va dalla musica contemporanea alla classica, passando per la musica popolare, anche quest’anno è affidato al maestro Mirco Ghirardini.
 
«In un momento storico così complesso – spiegano gli organizzatori di Suoni dai balconi – tornare nei quartieri è fondamentale per ricostruire quel senso di vicinanza sociale e centralità della relazione che si è perso con le misure di distanziamento dovute alla pandemia. Il linguaggio dell’arte, in particolare quello della musica, si è rivelato strumento privilegiato per interpretare e qualificare lo spazio urbano dei quartieri reggiani come crocevia di istanze culturali e relazionali, oltre che architettoniche e urbanistiche. Portare l’arte in angoli della città meno conosciuti e frequentati vuole essere un invito a ritrovarci, nel segno della musica e nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria. Un’occasione per riallacciare relazioni e promuovere il confronto interculturale e intergenerazionale».