“Manifestazione contro l’attacco al diritto all’aborto e la violenza maschile”: sit-in in piazza Prampolini l’8 luglio

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L’8 luglio, in diverse città italiane, Non Una Di Meno “chiama” le piazze a protestare contro l’attacco al diritto all’aborto e la violenza maschile sulle donne e di genere, in connessione con le potenti manifestazioni delle femministe negli Stati Uniti. L’appuntamento reggiano è domani alle ore 20 in Piazza Prampolini.

Lo scorso 25 giugno la Corte Suprema statunitense ha di fatto cancellato il diritto all’aborto sicuro a livello federale, revocando la sentenza Roe vs Wade del 1973. Questa decisione peserà maggiormente sulle donne e le persone con capacità gestante più povere più marginalizzate, afrodiscendenti e latine. In diverse parti del mondo i movimenti antiabortisti e la destra ultra-conservatrice hanno esultato per questa sentenza.

Anche in Italia il diritto all’aborto continua a non essere garantito. L’accesso all’interruzione di gravidanza è ancora un percorso ad ostacoli: in molte regioni l’obiezione di coscienza rende impossibile abortire, arrivando a toccare anche punte del 100% di obiettori. Quando le donne e le persone con capacità gestante decidono di non portare avanti una gravidanza indesiderata sono esposte alla violenza istituzionale del personale medico e alla stigmatizzazione.

Come emerge dai dati raccolti nella mappatura sull’obiezione di coscienza in Emilia-Romagna, nata dalla collaborazione tra Non Una Di Meno e alcuni Centri Antiviolenza, il tasso di obiezione rilevato nel 2021 e riferito al 2020 è stato, solo tra il personale medico, del 100%, 50%, 45,45%, 44,44% rispettivamente all’ospedale di Guastalla, all’ospedale di Castelnovo ne’ Monti, all’ospedale di Montecchio, all’ospedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia. Oggi i reparti di ginecologia degli ospedali di Guastalla, Castelnovo ne’ Monti e Montecchio sono chiusi e i consultori risultano pesantemente depotenziati. Per queste ragioni, Non Una Di Meno reclama molto più di 194!

L’attacco all’aborto va di pari passo con l’intensificazione della violenza maschile e di genere. Solo in Italia, nelle ultime settimane c’è stata un’escalation di femmminicidi, lesbicidi e transicidi: sono più di 60 dall’inizio dell’anno, come riportato anche nell’osservatorio sui femminicidi di Non una di Meno. È di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo femminicidio a Rimini, mentre viene richiesta l’archiviazione dell’indagine sulle molestie da parte degli Alpini. La violenza non si arresta neanche dopo che le donne vengono ammazzate: proprio oggi al tribunale di Bologna è iniziato il ricorso in appello sul lesbicidio di Elisa Pomarelli.

Lo scenario di guerra giustifica politiche razziste e sessiste, basti pensare che paesi come la Polonia, a cui è affidata la gestione dell’accoglienza delle/dei profugə provenienti dall’Ucraina, impedisce l’aborto anche alle donne ucraine stuprate e si è dotata di un registro che monitora le gravidanze per limitare i tentativi di abortire.

If abortion isn’t safe, neither are you (Se l’aborto non è sicuro, nemmeno voi lo sarete!) è il messaggio che infiamma le piazze statunitensi. In Italia come in Argentina le proteste non si sono fatte attendere perché CI VOGLIAMO VIVƏ E LIBERƏ DI SCEGLIERE SUI NOSTRI CORPI!

Non Una Di Meno Reggio Emilia