“Oggi 22 marzo, Sara – nome di fantasia- ha lasciato libero l’appartamento con sua figlia dopo che assieme ad Adl Cobas e i solidali il 5 febbraio hanno bloccato lo sfratto esecutivo e rimandato ad oggi.
In questo mese , dopo la denuncia pubblica diverse persone ci hanno contattato per dare solidarietà alla famiglia di Sara, venuti a conoscenza della sua storia e del coraggio e la determinazione che ha avuto abbandonando un contesto di violenza famigliare anni fa e intraprendendo un percorso in autonomia con sua figlia nonostante la precarietà del mondo del lavoro.
Purtroppo da parte dei servizi, oltre la risposta di circostanza dell’assessore Sassi per mezzo stampa, non vi è stata nessuna proposta alternativa fino ad oggi, se non quella già paventata pochi giorni prima dello sfratto esecutivo del 5 febbraio che consisteva di entrare in una struttura del Ceis per sole donne con regolamenti stile comunità.
Proposta non accettata da Sara perché aveva ricadute sulla normale vita famigliare di sua figlia e per fare alcuni esempi; la separazione dal cane a cui è molto affezionata, l’impossibilità che i compagni di classe la potessero venire a trovare, orari di ingresso e di uscita.
Come sindacato abbiamo incontrato l’assistente sociale il 14 marzo per comprendere gli eventuali tempi di permanenza nella sopracitata struttura e gli eventuali passaggi verso un appartamento di emergenza che potesse dare un ambito di maggiore serenità alla famiglia, ma a tale richieste le risposte sono state desolanti rimarcando che Sara e sua figlia potevano stare al Ceis per un tempo fino a due anni senza nessuna sicurezza di eventuali altri passaggi.
A questo incontro abbiamo proposto una soluzione alternativa grazie la disponibilità di un privato che gestisce una struttura extra alberghiera in città con la disponibilità di ospitare la famiglia di Sara fino alla fine dell’anno scolastico della figlia, non ponendo problemi economici ma rimarcando l’importanza di abitare in una città non indifferente e che costruisca reti di solidarietà.
Abbiamo richiesto ai servizi se vi era una disponibilità economica per contribuire anche in parte a questa soluzione perchè pensiamo che sia un dovere dell’amministrazione favorire percorsi di solidarietà e trovare soluzioni dignitose per chi è in difficoltà e la risposta è stata di un contributo simbolico.
Sara rimarca che contribuirà per quanto possibile per l’ospitalità della struttura e come sindacato promuoveremo una cena di solidarietà preparata da Sara e i solidali per raccogliere fondi per chi la ospita nonostante il titolare abbia rimarcato che non è necessario, ma sia il sindacato che la famiglia lo ritengono un passaggio doveroso per mantenere quella dignità e non restare nel puro assistenzialismo, rinforzando quella rete di persone sensibili per italiani e stranieri per non lasciare nessuno ad affrontare queste situazioni in solitudine.
Come ADL Cobas pensiamo che oltre alla famiglia di Sara vi siano tante altre donne che nelle medesime condizioni non siano facilitate dal welfare cittadino ad uscire da situazioni difficili in famiglia, pensiamo che la scarsità di alloggi disponibili per queste situazioni e soluzioni che modificano in negativo la normalità famigliare non possano essere l’unica risposta.
Mai come oggi si nota la contraddizione di tante case vuote in città e tante persone in difficoltà abitativa, ci vuole il coraggio di reperire risorse da chi utilizza il bene casa ai soli fini speculativi, creando un monopolio che ad oggi anche chi ha un contratto a tempo indeterminato fa fatica a trovare una casa in affitto.
E’ compito di chi amministra la città chiedere maggiori contributi o penalizzare i palazzinari che lucrano su un bene primario e lasciano i costi sociali alla collettività”.
ADL COBAS EMILIA ROMAGNA

