Scuola, “Insegnanti stanchi e sfiduciati, sepolti da burocrazia e disposizioni ministeriali”. Di Mariarita Bortolani

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Il personale della scuola è stanco e sfiduciato. Stanco soprattutto perché non riesce a svolgere il proprio lavoro. Il più grande rammarico, la maggiore preoccupazione, in tutti gli ordine e gradi? Essere assorbiti dagli acronimi (PAI, PTOF, NIV, RAV, PDP, …), sepolti dalla burocrazia, dalle scadenze, dagli adempimenti, sempre più numerosi e sempre più complessi; essere in servizio sempre, tra mail, wh, inviti e meet, piattaforme e aggiornamenti. Avere il timore, reale, di trascurare la didattica, di penalizzare l’aspetto relazionale, fondamentale per alunni/e.

Ogni inizio anno temiamo quello che ci aspetta….rischiando di trascurare l’accoglienza, la conoscenza, la condivisione con i bambini, con i ragazzi. Non amiamo l’espressione “utenti”: per noi, nelle classi, ci sono delle persone, che stanno crescendo, a volte faticosamente, con le loro particolarità ed individualità, che sanno stupire, sanno darci delle lezioni importanti, se solo riusciamo ad ascoltarli, a fermarci, a non correre.

Anche durante la pandemia, emergenza mondiale non prevista, la scuola non si è mai tirata indietro: non si è risparmiata, le scuole sono sempre state all’altezza, con proposte, iniziative, scaglionamenti, orari adattati, rivisti, sanificazioni e distanziamenti, presenza, mentre molti uffici erano chiusi, o in smart working, quando ad esempio è stata garantita la presenza degli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali.
Si riversano sulle scuole tutte le emergenze del Paese (dispersione, sicurezza, problematiche legate all’inquinamento ambientale, orientamento, fragilità, prevenzioni di ogni genere, bullismo e cyberbullismo, dipendenze….) piovono riforme (dei professionali, Educazione civica, Esami di Stato), arrivano proposte da ogni parte (associazioni, territorio, esperti) e richieste: ma qualsiasi iniziativa, attività o scelta ha delle ripercussioni importanti sull’organizzazione tra appalti, bandi, calendarizzazioni.

La programmazione e la progettazione, la personalizzazione e l’individualizzazione – aspetti fondamentali in ambito educativo e didattico – rischiano sempre più di essere svuotate di significato. Tutto quello che si programma può essere vanificato, annullato, superato.
L’ultimo esempio? Fin da settembre si organizzano incontri, si impostano percorsi e programmazioni, e piani (educativi di apprendimento, didattici personalizzati, educativi individualizzati), si osserva, si lavora, ci si confronta. Ci si organizza, in attesa di chiarimenti – un altro aspetto che condiziona sono anche le sentenze (TAR, Consiglio di Stato..) – con coscienza, senso di responsabilità, impegno.

Poi arrivano delle disposizioni ministeriali che “invitano” ad utilizzare dei modelli nazionali e allora prevale lo sconforto, lo scoramento, perché si fa e si disfa, si ricomincia, con dispendio di energie, di tempo.
E’ un’altra sfida, e l’affronteremo, ma con rassegnazione, non con l’entusiasmo e la passione che questa professione merita.

Mariarita Bortolani Cisl Scuola Emilia Centrale RE