“Apprendiamo dalla stampa (leggi qui il servizio di NextStopReggio) che il ventennale piano di riqualificazione urbana “Compagnoni-Fenulli” gestito da Acer per conto del comune di Reggio Emilia, giungerà a conclusione con la costruzione delle due ultime palazzine in maggio 2020.
Balza subito agli occhi, numeri alla mano, che questa operazione, concepita in tempi pre-crisi, nasconda in verità l’intenzione di una drastica dismissione dell’offerta di edilizia popolare pubblica. Il progetto storico del quartiere popolare prevedeva 538 alloggi di cui 490 pubblici suddivisi in 34 fabbricati, oggi a progetto quasi completato si riduce a 266 alloggi pubblici destinato a social housing e altri 40 alloggi ERP in fase di costruzione, il tutto suddiviso in complessivi 19 fabbricati.
Più o meno il quartiere perde la metà degli alloggi in un quadro storico differente da quello del 2002, anno in cui fu pianificato questo intervento di riqualificazione. Pur apprezzando la scelta di costruire i nuovi edifici con elevati parametri di efficienza energetica, questo risulta un piano che non fa i conti con la forte tensione abitativa del nostro comune. Nonostante si sia costruito troppo e male in questi ultimi vent’anni, ad oggi sono circa 800 le persone in lista di attesa per una casa popolare e solo nel 2017 il Viminale (ultimi rilevamenti reperibili) censiva 334 sfratti eseguiti con ufficiale giudiziario. Reputiamo quindi insufficiente il piano Compagnoni-Fenulli, come del resto reputiamo debole l’approccio generale del comune di Reggio Emilia sulla tematica abitativa cittadina.
La politica di social-housing, ovvero l’intervento di calmieramento dei prezzi con fondi pubblici immessi nel mercato immobiliare non fa altro che confermare una visione ormai inefficace e dannosa in cui l’unico attore di trasformazione urbana è il costruttore privato che ha come unico fine il business. Oggi serve ritornare ad un forte investimento pubblico in materia di residenza popolare, centinaia di famiglie reggiane lo necessitano.
Come espresso una decina di anni fa dai movimenti che si opposero agli abbattimenti che il piano Compagnoni Fenulli prevedeva, anche oggi confermiamo che la soluzione non è costruire dei nuovi palazzi, ma piuttosto preferire il recupero del patrimonio immobiliare già presente sul territorio. Un esempio potrebbe essere l’acquisto, oggi economicamente conveniente, di un numero cospicuo di appartamenti all’asta nei condomini di via Turri per poi riqualificarli e tramite Acer assegnarli a giovani coppie, studenti universitari o pensionati di prima fascia. Purtroppo, notizia di oggi, dobbiamo constatare che la giunta Vecchi va da tutt’altra parte preferendo murare alloggi vuoti alimentando la desolazione di quella zona della città e di fatto alienando alla comunità un patrimonio immobiliare che potrebbe risolvere il disagio abitativo di tante persone.
Reggio Emilia in Comune si impegna per far sì che questi temi legati al diritto alla casa diventino programma condiviso e nel prossimo futuro una scommessa per la Reggio Emilia che verrà”.
Daniele Codeluppi, candidato Sindaco per Reggio Emilia in Comune

