Referendum sulla Giustizia del 12 giugno: all’evento con l’Avv. Cataliotti organizzato da Più Europa emerge l’importanza del voto

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Sabato 4 giugno si è svolto un incontro pubblico presso l’hotel Posta in centro storico organizzato da Più Europa Reggio Emilia dal titolo “Per una Giustizia più giusta”, per comprendere i 5 quesiti del referendum che si celebrerà il prossimo 12 giugno.
Ospite ’Avv. Liborio Cataliotti che, dopo i saluti della dirigente Stella Borghi, è intervenuto illustrando i nodi critici dell’organizzazione della giustizia e del diritto penale per i quali il Parlamento non ha trovato ad oggi modo di fornire adeguate risposte.
Pur migliorativa, la riforma Cartabia (non ancora approvata al Senato) affronta solo 3 delle 5 questioni oggetto dei referendum. Tuttavia, anche se la riforma fosse approvata, l’esito abrogativo dei referendum costituirebbe un importante segnale e spinta alla attività del Parlamento.
Il tema trattato risulta ostico per la maggior parte dei non addetti ai lavori e di conseguenza non sarà facile per molti cittadini esprimere una posizione consapevole. Tuttavia un tema tanto delicato riguarda ogni cittadino ed è importante che tutti siano in grado di votare in modo consapevole.

I temi dei 5 quesiti referendari sono: Elezione del CSM: meno correntismi, Consigli giudiziari: meno autoreferenzialità, Separazione delle carriere: o fai il Giudice o fai il PM, Custodia cautelare: rafforzamento della presunzione di innocenza 1, Legge Severino: rafforzamento della presunzione di innocenza 2.

La mattinata è stata introdotta da Gian Pietro Campani, coordinatore neo eletto di Più Europa Reggio Emilia, ed è stata moderata da Stella Borghi, storica e battagliera radicale, fondatrice del gruppo reggiano di Più Europa.
La Borghi, dopo i saluti di benvenuto, ha ricordato quando alla fine degli anni 70 subì intimidazioni dall’allora sindaco di Reggio Emilia, per le sue battaglie animaliste portate avanti anche come insegnante della scuola dell’obbligo.

L’Avv. Cataliotti ha evidenziato la notevole disinformazione circa il tema del referendum sulla Giustizia, evidenziando che spesso chi va a votare ai referendum molto partecipati non vota con consapevolezza dei quesiti, ma dopo per aver intuito se questi hanno un senso o meno per il miglioramento della democrazia.
“Il codice penale italiano nasce nel 1930, con un’implementazione innovativa -ha detto Cataliotti- rispetto ai paesi anglosassoni: non è la magistratura che decide cosa siano i reati (in quanto giudice delle nostre vite), ma il reato è la violazione di una legge scritta dal Parlamento, quindi al di sopra rispetto ai magistrati, che dovrebbero limitarsi ad interpretare ed applicare correttamente le leggi. Tutto ciò è stato ripreso poi all’interno della nostra Costituzione”.

L’avvocato prosegue prendendo atto che negli ultimi anni si è fatto un uso distorto dei referendum, dopo i fasti degli anni 80: “i referendum non devono essere troppo tecnici, come quelli sull’energia o sulle trivelle, ma devono parlare alle sensibilità e alla coscienza degli italiani, per lasciare la parola ai cittadini sui grandi temi”.
“Questa volta è importante recarsi a votare, nonostante i quesiti siano molto tecnici, proprio perché è in itinere una riforma, che
tocca già da vicino 3 dei 5 quesiti del referendum, divenendo un sondaggio istituzionale anche per il Governo” divenendo quindi un voto di indirizzo politico del corpo elettorale, rispetto al tema della giustizia.
“Dobbiamo capire che idea della giustizia penale vogliamo noi e qual è il livello di autonomia che deve riacquistare la politica rispetto alla magistratura (che via via è diventata settaria) ed ai principi della nostra costituzione”, ha specificato l’Avv. Cataliotti.

Stella Borghi

Al termine dell’evento Stella Borghi ha ricordato che ad oggi non esiste una responsabilità civile diretta per i magistrati: il cittadino che abbia subito un danno derivante da una causa, a causa della “Legge Vassallo”, non può rivalersi direttamente sul magistrato, ma deve intentare una causa contro lo Stato. Negli ultimi 30 anni oltre 30.000 persone hanno ricevuto un indennizzo dallo Stato per ingiusta detenzione, e la spesa che noi tutti (come contribuenti) abbiamo dovuto sostenere per questi risarcimenti, ammonta a quasi 900 milioni di euro.

Sono tanti i motivi per i quali si invita la cittadinanza tutta a partecipare il 12 giugno alla “chiamata alle urne”, per esprimersi sui 5 quesiti del referendum correlato alla riforma della giustizia, “Per una Giustizia migliore”, evidenzia Più Europa.