Pubblicate 727 lettere di Lucrezia Borgia che fu Duchessa di Reggio Emilia

“Essendo desideroso mastro Antonio Sedaiolo da Zenua … esercitare apreso de questa magnifica comunità el magistero et arte sua, et avendone noi per fidedegna ralatione testimonio de la sua vertù, ve lo riccomandiamo volentieri”. Così Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara e quindi di Reggio avendo sposato nel 1501 il duca Alfonso I d’Este, scriveva il 2 agosto 1502 agli Anziani di Reggio, promuovendo l’Arte della seta nella nostra città. La lettera, conservato nell’Archivio di Stato reggiano, è stata pubblicata in edizione critica assieme ad altre 726 missive di Lucrezia dalla studiosa statunitense Diane Ghirado in un volume di oltre settecento pagine.

L’epistolario, che copre un arco temporale che va dal 1494- Lucrezia aveva allora 14 anni essendo nata nel 1480 – a due giorni prima della morte della duchessa avvenuta a Ferarra il 24 giugno 1519, permette finalmente di ben delineare la personalità di questa splendida signora del Rinascimento italiano, spentasi a soli 39 anni e ne sfata la leggenda nera di donna dissoluta, malvagia, dalla vita licenziosa che per secoli l’ha circondata e perseguitata, restituendole la sua dignità.

Le lettere mostrano una donna saggia, pia, generosa, piena di vitalità, ma nel contempo ricca di spiritualità come dimostra la lettera inviata il 22 giugno 1519 a papa Leone X, premurosa verso gli altri, legata al marito Alfonso I d’Este signore di Ferrara, dotata di capacità diplomatiche e di governo.

Lettera di Lucrezia Borgia

Introducendo il volume, Patrizia Cremonini – direttrice dell’Archivio di Stato di Modena, che conserva circa 250 lettere di Lucrezia – evidenzia l’estrema rilevanza del “monumento di missive offerto da Diane Ghirardo, esito di una ventennale ricerca e scoperta di carte in archivi italiani ed esteri, finalmente approdato all’edizione critica con la collaborazione di Enrico Angiolini. Un vero unicum per l’editoria italiana”. La direttrice Cremonini si sofferma altresì su un aspetto curioso dell’epistolario: Lucrezia usava un cifrario, un bifoglio sempre conservato nell’Archivio di Modena, per comunicare liberamente con il marito.
La professoressa Ghirado fa precedere alla pubblicazione delle lettere, disposte in ordine cronologico e con un esauriente corredo di note, da un’ampia indagine sulla figura della duchessa d’Este nel contributo dal titolo “Lucrezia scrive”.

Il solido volume riveste un particolare interesse per il territorio reggiano: sono ben quarantanove le lettere di Lucrezia scritte da Reggio e sei da Rubiera; agli Anziani della città indirizzò sei lettere, chiamandoli “Dilectissimi nostri” e affrontando temi come i diritti sulle acque.
Il libro, recentemente edito dalla Direzione Generale degli Archivi per i tipi di Tre Lune Editore, oltre che dall’elenco delle lettere, è corredato da una sessantina di pagine di bibliografia – ripartita in fonti primarie e secondarie – e da un utile indice dei nomi.
Assai emblematica per comprendere appieno la interiorità e la spiritualità di Lucrezia – apparteneva al Terz’ordine francescano – è la lettera che scrive due giorni prima della morte al romano pontefice Leone X, Giovanni de’ Medici. La duchessa aveva partorito dopo una difficile gravidanza Isabella Maria: “E tanto di dono m’ha fatto il clementissimo nostro Creatore, che io cognosco il fine della mia vita e sento che fra poche hore ne sarò fuori, havendo però prima ricevuti tutti li santi sacramenti de la Chiesa”. E aggiungeva: “Et in questo punto come christina, benché peccatrice , mi sono racordata de supplicar a vostra beatitudine che per sua benignità si degni dare del thesoro spirituale qualche suffragio con la sua sancta benedictione all’anima mia”. Le ultime parole di Lucrezia erano una richiesta di raccomandazione al Papa per “il signor consorte et figlioli miei”.

Giuseppe Adriano Rossi