Sabato 7 novembre si svolgerà alle 16.00 in piazza del Monte un presidi “Antiumilitarista” organizzato dalla Federazione Anarchici di Reggio Emilia e dall’Unione Sindacale Italiana reggiana.
Di seguito le ragioni della manifestazione.
“Mentre la diffusione del COVID-19 continua ad aggravare una crisi economica e sociale, probabilmente senza precedenti, lo stato italiano destinerà al settore militare ben 30 miliardi di euro del “fondo per la ripresa europeo” (Recovery fund).
In base a quest’ultimo l’Italia, a causa dell’emergenza coronavirus, dovrebbe ricevere 209 miliardi di euro, di cui 81 come sovvenzioni e 209 come prestiti da restituire con interessi.
A quanto pare una buona fetta di questi non verrà destinato a sostenere la sanità, la scuola o le decine di altri settori in crisi, né per la creazione di fondi solidali o di assistenza bensì, ancora una volta, all’industria bellica e alla guerra.
A tutto ciò si aggiungono oltre 35 miliardi già stanziati per il militare dai governi italiani per il periodo 2017-2034. Questo non ci sorprende: le spese militari non conoscono crisi sanitarie o economiche e continuano a essere in continua crescita (per il solo anno 2020 26 miliardi di euro, +6,4 %). Il 21 maggio 2020, dopo il disastro della prima ondata di Covid e in totale silenzio, il governo ha rinnovato il proprio finanziamento per le missioni all’estero (1 miliardo e ottocento milioni di spesa). Tra queste, due dal profumo apertamente neocoloniale in Africa “per proteggere gli asset estrattivi di ENI”. Se i soldi per difendere ad armi in pugno interessi economici e geopolitici non mancano mai, negli ultimi anni abbiamo invece assistito al taglio sistematico delle spese al sistema scolastico, della ricerca e sanitario. Per il primo, il governo ha stanziato fondi extra, per far fronte alla pandemia, di 1 miliardo e 438 milioni (prospettiva di spesa prepandemia per il 2020 60 miliardi) mentre alla sanità sono stati tagliati ben 37 miliardi in dieci anni. Un miliardo e 800 milioni di euro di missioni equivalgono allo stipendio annuo di circa 43600 insegnanti o di 53170 infermieri, oppure a 9000 nuovi autobus urbani. Investire nell’industria bellica è sempre economicamente conveniente, proprio come chiudere servizi pubblici essenziali alla salute pubblica per affidarli ai privati, non importa se nella crisi sanitaria, sociale ed economica attuale i ceti meno abbienti stanno sprofondano sempre più nella povertà. Per portare avanti la logica del profitto, sulle vite della stragrande maggioranza della popolazione, bisogna però aumentare i mezzi coercitivi a disposizione dello stato; quindi il controllo sociale, il ricorso a dispositivi militari per gestire la pandemia, di cui lo stato ha dato prova nel corso della “Prima ondata”, non sono che l’antipasto di un futuro di repressione del dissenso.
Di fronte a questi semplici dati gli appelli del governo all’unità nazionale e ai sacrifici, diventano una favola che si scioglie di fronte alla logica del capitalismo e dell’autoritarismo e che lo stato si vede bene dal raccontare. Con l’aggravarsi della crisi sanitaria, sociale ed economica, l’aumento delle spese militari e della repressione, risulta evidente la necessità di non chiudersi tutti nelle proprie case, bensì di diventare protagonisti di un cambiamento radicale. Oggi più che mai lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, disoccupati e disoccupate, precari e precarie devono organizzarsi con lotte solidali e percorsi d’autogestione, per spezzare la logica del potere, del militarismo e del profitto, contro ogni padrone e ogni governo.
Unione Sindacale Italiana Reggio Emilia
Federazione Anarchica Reggiana – FAI

