I 3,5 ml di euro richiesti dalla Bonifica Emilia Centrale e avvallati dalla Regione per mettere in piedi uno studio di fattibilità per la realizzazione di un grande invaso sull’Enza, sono soldi buttati al vento! Non lo dicono gli ambientalisti, ma i numeri del PNRR.
Infatti, il 30 settembre è stato pubblicato l’elenco degli interventi riguardanti il settore idrico per la misura M2C4- del PNRR (tutela del territorio e della risorsa idrica) in particolare punto 4.3: investimenti per una migliore resilienza dell’agrosistema irriguo e per una migliore gestione delle risorse idriche. In virtù di quella misura, sono stati approvati 149 progetti per un totale di 1.620 ml di € più altri 10 progetti per un impegno di spesa di 88 ml di €, a condizione che per questi ultimi si trovino ulteriori risorse. Nessuna nuova diga è presente nell’elenco dei progetti approvati. Aggiungo che per l’Emilia -Romagna i progetti approvati e finanziati sono 16, mentre altri 6 verranno finanziati solo se ci saranno ulteriori risorse. Dei progetti finanziati solo uno è di competenza della Bonifica Emilia Centrale e riguarda, come tutti gli altri in elenco, opere di adeguamento o completamento di infrastrutture esistenti, come peraltro previsto dal PNRR.
Considerando che lo stanziamento nel PNRR per la misura M2C4 è di circa 4,3 mld in totale, comprendendo anche altri aspetti, e che per le infrastrutture irrigue è previsto il finanziamento di 75 progetti (PNRR pag 145, facendo due conti sono circa 26,5 ml a progetto) di cui almeno la metà al sud, è ipotizzabile che le risorse per interventi in grandi infrastrutture sull’Enza non ci saranno.
Ora, è del tutto evidente che immaginare finanziamenti milionari, nell’ordine di oltre 200 ml di €, per una grande diga, appare, quanto meno, una ipotesi azzardata almeno per i prossimi anni.
A questo punto credo sia più onesto e utile all’agricoltura e agli agricoltori utilizzare i fondi richiesti, non già per lo studio di fattibilità di un grande invaso, ma per realizzare i tanti interventi urgenti che da più parti si sollecitano e che sarebbero in grado di rispondere alle numerose esigenze idriche dell’oggi. Continuare a raccontare favole agli agricoltori è controproducente e non aiuta il comparto agricolo.
Colgo l’occasione anche per condividere la posizione delle associazioni ambientaliste, esplicitata in un documento inviato alle Istituzioni locali e Regionali e alle Associazioni Agricole, riguardante i primi passi di un percorso partecipativo, che nelle intenzioni della Regione e della Autorità di bacino del PO dovrebbe portare alla stipula di un Contratto di Fiume. Un processo che, ahimè, parte zoppo, fortemente condizionato dalla volontà degli Enti regionali e dei portatori di interessi economici di realizzare comunque una grande opera di sbarramento sul corso del fiume. Ne riporto alcuni passaggi, sicuramente significativi e apprezzabili:
“I contratti di fiume nascono come “processi partecipativi strutturati, volti a favorire decisioni e scelte bilanciate, che evitino squilibri a favore di attori dotati di maggiore peso politico ed economico; pertanto, deve essere garantito che la discussione avvenga tra soggetti liberi e uguali.” Questo fondamentale assunto non pare essere alla base dei primi passi della iniziativa della Regione Emilia-Romagna e dell’Autorità di bacino del Po. L’impostazione prefigura il Contratto di Fiume dell’Enza, come uno strumento di cornice: in sostanza si propone un processo partecipativo, tardivo nei tempi e legittimante di orientamenti e decisioni già assunte.
A questo punto è lecito supporre che si intendano i processi partecipativi, in particolare il Contratto di Fiume dell’Enza, come momenti di partecipazione dal mero carattere burocratico o peggio confermativo e giustificativo di scelte e programmi già definiti dagli attori forti, istituzionali ed economici facendo passare nell’opinione pubblica la necessità di poderose scelte infrastrutturali, tra le quali, una grande diga sul fiume Enza.
Per primi siamo consapevoli che il fiume e il suo bacino, sono immersi in un tessuto territoriale in continua evoluzione e trasformazione, ma l’impostazione del documento di fatto piega il processo partecipativo, verso un confronto, non tanto sul fiume e sulla sua funzione di straordinaria risorsa naturale, ambientale e territoriale, ma come oggetto di attenzioni e interessi economici che si possono sintetizzare in una frase: “chi e quando si prenderà quell’acqua?”
Prerequisito indispensabile per avviare correttamente un vero processo partecipativo, deve essere un approccio multidisciplinare, aperto e inclusivo ai problemi del fiume e del territorio; tale impostazione deve essere accettata preliminarmente da tutti i portatori di “saperi” e di interessi. Solo così sarà possibile elaborare un Piano Strategico per l’Enza, integrato e condiviso, frutto di una partecipazione vera di tutti gli attori in gioco”
Duilio Cangiari, consigliere Bonifica Emilia Centrale

