“Perchè le parrocchie devono occuparsi di politica”. Di Luigi Bottazzi

Luigi Bottazzi

Il vangelo è una realtà trascendente, ma gli uomini e i popoli vivono nella storia e dunque è necessario per la chiesa e per i cristiani essere dentro questo mondo.
E’ anche il messaggio di Gesù nell’ultima sua preghiera, quando dice degli apostoli che “non sono del mondo, ma sono nel mondo”.

L’intera storia del cristianesimo è una storia che vede costantemente intrecciati lo sviluppo della società politica e lo sviluppo della presenza e dell’espressione della chiesa, a volte in conflitto a volte in forme pacifiche, ma sempre influenti uno nei confronti dell’altro.
Il contributo che la comunità cristiana ha dato alla civiltà in ogni campo rappresenta un’opera culturale immensa; se l’età moderna tende a dimenticarlo, non è difficile, per chi vuole, vederne il suo rilievo anche attuale, magari attraverso opere secolarizzate.

Anche la storia italiana, il risorgimento e la questione cattolica, il non expedit, il formarsi del movimento cattolico sociale, le prime esperienze politiche dei cattolici, il partito popolare, la democrazia cristiana, hanno costituito momenti importanti attraverso cui i cattolici hanno partecipato e contribuito, spesso in contraddittorio con altre forze, al formarsi della coscienza politica del nostro paese.

Questa espressione di interesse per lo sviluppo della società italiana, sembra oggi essersi spento, esaurito.
Esiste molto impegno sociale (Volontariato, Caritas, Associazioni vari, comunità e cooperative), ma si tratta di una realtà ben diversa; è una realtà positiva e meritevole, ma per così dire settoriale, mentre lapolitica è globalità, visione integrale della società, delle sue prospettive, della sua coscienza collettiva.
Perché questo declino, questa posizione passiva, questo disarmo, questa vera e propria resa, di fronte alla politica?

Indubbiamente la situazione attuale della società non si presenta incoraggiante: tutta la vita e l’organizzazione sociale sono ormai laicizzate e secolarizzate e non si capisce come esprimere una posizione “cattolica”, l’orizzonte quotidiano della vita di molti sembra rivolto esclusivamente al benessere materiale, domina l’individualismo che rende difficile ogni proposta sociale e associativa.

Va ricordato a questo proposito che il Vescovo di Reggio Emilia, Mons. Massimo Camisasca, nel Discorso alla città nella S. Messa per la Festa di San Prospero nel 2019, dal titolo significativo “ I cattolici italiani e la politica “, sottolineava come alle origini del vuoto di cultura politica di cui ogni giorno si vedono i deleteri effetti nel dibattito pubblico “È proprio la povertà di una fede non pensata e non vissuta in tutte le dimensioni della vita a determinare l’aridità del pensiero e della riflessione, che si riflette anche nei giudizi sulle vicende sociali e politiche”.

A mio avviso nel contesto attuale due sembrano i maggiori problemi che impediscono l’assunzione di un impegno degno di questo nome, da parte della chiesa e dei cristiani.
1. Manca un’idea su come affrontare questa realtà e che cosa proporre.
2. Tra i cristiani è presente un ventaglio così ampio e diversificato di opinioni politiche che rende complicato anche solo aprire un discorso.

Se oggi la situazione si presenta difficile, se tutto sembra cambiato, se abbiamo di fronte tanti problemi nuovi, da capire prima ancora di affrontare, ciò vuol dire che è l’intera società a trovarsi in questa condizione, non solo la Chiesa.
Allora con umiltà e con ragionevolezza si può prendere coscienza che questo non è il momento delle grandi prospettive politiche (che tutti desideriamo), ma piuttosto un’epoca che richiede un lavoro costruttivo di lunga lena.
La società tutta ha bisogno di ritrovare valori, proposte, orientamenti, che alimentino la sua coscienza in una situazione storica di transizione e in questo il contributo cristiano è tanto utile quanto essenziale.

Occorre innanzitutto prendere atto che ormai la società è sostanzialmente laicizzata e che si tratta pertanto di operare in questo contesto: abbandonare dunque l’idea di realizzare opere cattoliche (se non come eccezione) e assumere come prospettiva fondamentale quella di animare e vivificare queste realtà laiche che oggi hanno spesso perduto ogni spirito.
“Infatti, tutti i vari campi della vita laicale rientrano nel disegno di Dio, che li vuole come “luogo storico” del rivelarsi e del realizzarsi di Gesù Cristo a gloria del Padre e a servizio dei fratelli” (Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede, 2002).

Per far questo occorrono delle persone e dei cristiani che siano orientati e formati, con un impegno che deve ripartire dal basso e in modo diffuso.
Si tratta di una forma propria ed esemplare di manifestazione del popolo di Dio (Lumen Gentium); è la comunità cristiane nel suo insieme, il popolo di Dio, che si rivolge e si propone come anima del popolo tutto.

Ecco la centralità del ruolo delle parrocchie.
Le parrocchie però si sentono impreparate e impaurite di fronte a un compito non consueto e che appare superiore alle loro forze: ogni iniziativa che riguardi la politica appare occasione di gravi contrasti intra-comunitari che sembra opportuno evitare; d’altra parte non affrontare questi problemi costituisce un vero e proprio peccato, non nel senso di una cosa spiacevole, ma in quello
propriamente cristiano di una vera colpa, anche grave: significa infatti non mettere i cristiani nella condizione di vivere da cristiani nella loro condizione.
Dunque le parrocchie, pena non assolvere il loro compito, devono affrontare il problema, naturalmente con prudenza, in forme che consentano una presa di coscienza graduale.

E’ possibile a riguardo tracciare qualche linea di azione, del tutto indicativa e non esaustiva dei problemi da affrontare:
1. Svolgere un’opera di “presa di coscienza “ di base.
2. Tenere piccoli corsi – tre sere – di formazione politica, volti anche a superare una pregiudiziale, errata ma diffusa, che la politica sia una cosa sporca e corrotta.
3. Presentare alcuni temi della dottrina sociale (fra cui i discorsi di Papa Francesco).
4. Affrontare l’aspetto morale di problemi attuali.
5. Abituare al confronto fra opinioni diverse. (I cattolici qualcosa in comune devono avere e dovrebbe essere anche la parte più importante; se non è così – e sappiamo bene che spesso non è così – non possiamo ritenerci soddisfatti e lasciar perdere).
6. Affrontare le questioni partendo da problemi concreti (la scuola, gli anziani, il lavoro, la famiglia, ecc..) su cui spesso le persone possono portare la propria esperienza, piuttosto che problemi e concezioni generali.

Luigi Bottazzi