Sarebbe ingeneroso non ricordarlo: quando Franco Corradini era Assessore alla Sicurezza e Immigrazione nella precedente Giunta fra le priorità del suo Assessorato vi era la trasformazione del quartiere in zona stazione e qualche risultato era stato raggiunto, a partire dal centro d’incontro “Reggio Est” in via Turri, luogo dove più religioni convivevano dando vita a iniziative multietinche di vario tipo: culturali, sociali, formative, teatrali e anche culinarie, durante le quali non di rado infaticabili donne delle diverse etnie cucinavano prelibatezze tipiche offrendole ai cittadini del quartiere, reggiani compresi. A seguito di più iniziative messe in campo la zona stava lentamente trasformandosi, tanto che il Re del Marocco investì una cifra di tutto rispetto per contribuire alla realizzazione del campetto da calcio di via Paradisi in un clima di collaborazione.
Poi la Giunta di allora chiese a Corradini di farsi da parte cacciandolo un anno prima della fine naturale del mandato e diversi suoi progetti furono confinati in qualche cassetto della casa comunale. Una decisione che lo portò anche all’isolamento politico da parte del suo partito, il Pd, o forse, viceversa, il partito lo isolò e la Giunta gli diede il colpo di grazia.
Sta di fatto che oggi Corradini si toglie qualche sassolino dalle scarpe in un articolato intervento. Lo stile non è del Cassandra della situazione, ma di chi continua a sperare, credere e sognare che il quartiere di via Turri possa trasformarsi in qualcosa di bello e attraente, divenendo modello internazionale made in Reggio Emilia.
Marina Bortolani
“Per non dimenticare via Turri.
Contro la strumentalizzazione, di chi attacca in modo indiscriminato l’azione della giunta Vecchi ma anche di chi, qualche assessore e il Sindaco stesso, esalta la propria opera senza nessuna autocritica.
Siamo al termine dei 5 anni di legislatura di questa Giunta Comunale guidata dal sindaco Vecchi. Che bilancio trarre dalle condizioni di via Turri e zona Stazione? Le condizioni di vita dei residenti sono migliorate? I cittadini reggiani hanno migliorato la fruizione di quel quartiere?
Facciamo un primo bilancio.
A scorrere le cronache degli ultimi 18 mesi il solo numero delle risse verificatesi in piazzale Marconi, viale Quattro novembre, via Eritrea è di gran lunga aumentato rispetto ai periodi precedenti , le operazioni anti spaccio negli ultimi 18 mesi hanno assunto una cadenza sempre più ravvicinata e controlli di polizia vengono ora definiti “setaccio di un quartiere”, a testimoniare la progressiva recrudescenza di tali fenomeni e di come sia divenuto più difficoltoso per i cittadini vivere lo spazio pubblico (piazza, parchi, marciapiedi) .
Per contro vi è stato un progressivo abbandono e dismissione di azioni messe in campo dal Comune di Reggio Emilia: Piazza Domenica Secchi e Caffereggio negli ultimi anni hanno assunto il volto della desolazione; il Campo di Calcetto di via Paradisi è stato sottratto alla gestione degli abitanti del quartiere ed ora è sottoutilizzato e spesso i ragazzi per giocare a calcio “scavalcano la rete” come nelle migliori tradizioni, non vi è più aggregazione sportiva di riferimento di quel quartiere; il centro d’incontro Reggio Est è stato lasciato degradare fino a chiuderlo per far posto ad un situazione ancora in via di definizione (Binario 49) dall’alto costo economico e dal risultato incerto.
Tagliati i progetti di contrasto all’abuso di alcolici in suolo pubblico (che tra l’altro avevano permesso il rimpatrio volontario assistito di diverse persone), tagliati i progetti di mediazione condominiale, abbandonato il Forum dei condomini appositamente costituitosi sui temi di via Turri, nessuna attività culturale aggregativa, nemmeno per l’estate, perdita di esperienze svolte con associazioni di cittadini del quartiere. Per non parlare poi dei tentavi finiti in nulla di gestire spazi, negozi, degli annunci che qualcosa verrà fatto, ma tra qualche anno, vedi Sede della Polizia Municipale in viale 4 novembre. Il rapporto con i residenti certo non facile ha preso una direzione mai vista prima: ronde notturne con anche 100 persone.
Ancora, dismissione del servizio della polizia municipale appiedata per le vie del quartiere, e la cosa più clamorosa, l’aver dato nel 2015 il via libera al taglio delle utenze del teleriscaldamento in 10 condomini di via Turri, anche alle famiglie, la maggioranza, che pagavano regolarmente le utenze.
Oggi vediamo gli effetti nefasti di una dichiarazione del Vice sindaco Matteo Sassi: “Ciò che accade nei condomini è un affare privato tra Iren e i condomini”.
Dell’assessore alla sicurezza Natalia Maramotti, si dice che ora stia promuovendo il presepe vivente di qualche sperduta località della collina reggiana, dei quattro assessori incaricati di seguire le questioni del quartiere si son perse le tracce (Maramotti, Sassi, Montanari, Foracchia). Ora in campo è rimasto il solo Sassi che nelle ultime settimane ad oggi continua a parlare di controlli, di setacciare il quartiere, senza mettere in campo una sola idea: bella fine per un uomo di sinistra tutto d’un pezzo.
Si sentono ora litanie, l’ultima, un master plan su via Turri. Fantastico. Dopo che si è ampiamente teorizzato da parte del sindaco Luca Vecchi, che via Turri non presentava le condizioni di priorità ed emergenza per candidarla al bando delle periferie ora c’è un ravvedimento: certo che ora farebbero comodo i 18milioni di euro che questa Giunta ha scelto di dirottare sul Tecnopolo alle ex Reggiane.
Parlare di master plan è parlare di fuffa: si tira sera, a fronte di un vuoto di idee dell’attuale Giunta comunale.
In modo più pragmatico, per non dimenticare via Turri, penso che alcuni interventi potrebbero essere utili fin da subito:
1) La polizia municipale metta in campo un servizio di prossimità con 4 agenti tutti i giorni a contatto con i cittadini e le attività economiche.
2) Si ridia vigore alla partecipazione dei cittadini nella gestione degli spazi pubblici, gli spazi pubblici vengano riconquistati a una fruizione positiva, si ascoltino i comitati e si dia vita a una nuova esperienza di civismo.
3) Per la vita nei condomini si faccia un punto zero, un punto della situazione per ciò che riguarda utenze, residenza, attività atte a favorire la convivenza e la gestione, si mettano in campo competenze per la riconversione energetica.
Più di prospettiva.
Si aprano i cassetti dell’assessora Natalia Maramotti e del Sindaco Vecchi e si presenti alla città il progetto del 2014 relativo complessivamente all’area.
Ora però, più che di progetti urbanistici o di edilizia pubblica, vi è bisogno di definire idee di sviluppo di quella zona introducendo funzioni, definendo un ruolo del quartiere nel contesto della città intera.
Il successo della Stazione Mediopadana porta con sé nuovi passeggeri anche per la Stazione Storica, si ragioni di questo, delle naturali sinergie che si possono fare per cambiare il volto del quartiere Stazione. Si agisca su fatto che vi è un elevato numero di giovani residenti e che un altrettanto elevato numero di giovani tra studenti universitari e medi fruiscono giornalmente della Stazione di Piazzale Marconi, di quali servizi possono nascere per questa utenza, di quali attività possono insediarsi. Si agisca sul versante delle attività direzionali in sostituzione di quelle residenziali. Si ragioni sulla presenza dell’economia di origine straniera e la si qualifichi. Si ragioni del quartiere come di una porta della città, del naturale approdo per lavoratori, turisti, studenti e di quali servizi occorrono per una loro decorosa accoglienza.
Tutto questo già esiste nel progetto del 2014, sepolto in qualche cassetto del Sindaco.
Considerazione di fondo.
La stazione di Piazzale Marconi è un “Hub urbano e territoriale” e tutta l’area attorno rilanciata nel ruolo di servizi innovativi 24 ore su 24: terziario, attività creative, punti ristoro, show room, sale ritrovo, centri sperimentali, negozi specialistici, laboratori teatrali, arti visive, danza, palestre, ecc, ecc. Un luogo dinamico attorno alla stazione storica.
Una nuova polarità tra centro storico – città – territorio e, con il collegamento alla stazione dell’Alte Velocità-Mediopadana, – Europa.
Giovane, creativa e multietnica, è l’identikit della città competitiva, formula adottata da oltre vent’anni in Europa per riconvertire aree urbane degradate:
- BERLINO, ex quartiere turco: Krenzberg;
- COPENAGHEN, ex quartiere a luci rosse: Vesterbro;
- BRUXELLES, ex quartiere africano: Ixelles,
- LISBONA, ex ghetto mussulmano: Mouraria;
- PARIGI, ex periferia degradata: Ménilmontant;
- ROMA, ex quartiere operaio: Pigneto.
Poi si presti attenzione: si metta volontà e credibilità delle istituzioni e degli uomini politici e forse si smetterà in tempo relativamente breve di parlare solo “di passare al setaccio un intero quartiere” per iniziare a parlare di un quartiere ove sia bello vivere, anche se non siamo ai Parioli”.
Franco Corradini

