“Si è finalmente conclusa una delle più brutte campagne elettorali regionali degli ultimi anni (se si esclude quella assolutamente inconsistente del 2014), troppo incentrata sul gossip, sulle emergenze dettate dai social media, sui culti della personalità, sui confronti tra le piazze anziché nelle piazze.
Oltre alla pochezza di contenuti, a toni e linguaggi non consoni di una politica sempre più urlata e meno ragionata, è emerso un’altro aspetto a mio parere molto preoccupante: la marcata disparità economica tra i singoli candidati alla carica di consigliere regionale. A molti non è sfuggito che, nelle scorse settimane, i “santini elettorali” di pochi candidati comparivano costantemente in inserzioni a pagamento a pagina intera o mezza pagina nei principali quotidiani, in cartelloni pubblicitari, in contenuti sponsorizzati sui social media e ripresi negli spot di emittenti radio e televisive, mentre di altri candidati non si sapeva nulla o quasi.
Eppure i costi stimati di una simile copertura mediatica capillare sono, in alcuni casi, tali da superare addirittura i compensi che i candidati potrebbero mai sperare di guadagnare durante il loro intero mandato, se eletti (cosa, peraltro, non certa). Ma se questi costi non li hanno sostenuti i partiti o le liste di appartenenza, chi li ha pagati e perché? Presumibilmente non i singoli candidati, dato che nessuna persona di buon senso pagherebbe per un biglietto di una lotteria un prezzo di gran lunga superiore al premio che si potrebbe mai incassare in caso di vittoria.
Se si tralasciano i modesti incassi di sparuti eventi di raccolta fondi, quindi, è probabile che la maggior parte dei costi siano stati sostenuti da sponsor e, quindi, viene spontaneo chiedersi, da un lato, che cosa costoro si aspetteranno in cambio qualora il “loro candidato” sia eletto; e, dall’altro lato, come questo perverso meccanismo non possa falsare il processo democratico, penalizzando quei candidati, liste e partiti che, pur meritevoli, non possono permettersi un adeguato livello di esposizione mediatica in quanto gli sponsor non ritengono utile investire su di loro perché non vogliono scendere a patti o perché ritengono improbabile (o, peggio, non utile) la loro vittoria.
L’affluenza è stata la principale buona notizia di questa elezioni e sarebbe bene ripartire da questa e dalla volontà di partecipazione di noi elettori emiliano-romagnoli per individuare dei correttivi a queste storture, per ridare alla Politica (con la “P” maiuscola) la dignità e il ruolo che merita, garantire a tutti i contendenti rispetto e pari opportunità, assicurando un ricambio democratico basato sui contenuti e sulla meritocrazia e non su quali e quante società di marketing e media-comunicazione ci si può permettere di assoldare”.
Miles Barbieri

