
Pochi lo ammettono, molti ci sono andati e continuano ad andarci. Chi, infatti, dalle nostre parti non ha mai sentito parlare dei “segnatori” i terapeuti del segno e delle mani, con le loro misteriose capacità di guarire?
La mostra di pittura ad olio che sarà inaugurata sabato 3 settembre a Casina con le opere delle pittrici del gruppo @rtistic@mente, prende spunto dal saggio “Le streghe buone”, una vera ricerca sul campo attraverso una indagine antropologica iniziata quasi trent’anni fa, svolta nell’ambito della medicina tradizionale-popolare, con interviste ai «guaritori-segnatori», ossia quegli operatori di guarigione che attraverso le loro tecniche terapeutiche hanno come obiettivo primario la salute del corpo. Una ricerca sempre aggiornata capace di fornire nuove chiavi che permettano di interpretare il fenomeno nella contemporaneità.
“Negli anni -spiega l’antropologa Antonella Bartolucci – ho tradotto i miei studi su questo affascinante mondo in alcune pubblicazioni di saggi fra l’antropologia culturale e la narrazione. L’ultimo uscito nel 2016, dal titolo “Le streghe buone”, attraverso il quale le pittrici artefici della mostra si sono ispirate con grande efficacia emozionale”.
Nel dicembre scorso, sulla rete Mediaset Rete4, questo saggio è stato protagonista insieme con il contesto descritto di una puntata di “Confessione Reporter”, la trasmissione condotta dalla giornalista Stella Pende.
“È il mondo della cosiddetta medicina popolare -spiega la Bartolucci-, messa in opera nei secoli soprattutto da parte di donne.
Tecniche di guarigione tradizionale che hanno le proprie origini nella credenza del potere arcano dei simboli, dei gesti, delle immagini, delle parole. Una pratica antichissima, ma che è ben lungi dall’essere morta.
Ancora oggi, in tempi di disillusione verso la medicina ufficiale e di visioni olistiche dell’essere umano, i segnatori e le segnatrici operano fra noi, quasi sempre semi-sconosciuti, spesso capaci di ottenere risultati incredibili per la mentalità razionale”.
Sempre sabato 3 settembre a Casina alle 17.00, si terrà l’incontro-dibattito presso la Casa della Cultura Ada Gregori e Biblioteca Bresciani dal tema: “Le figlie della luna: i segreti delle antiche guaritrici”.
Saranno presenti alcuni guaritrici che risponderanno alle domande del pubblico.
All’incontro parteciperanno: Antonella Bartolucci (antropologa e scrittrice), Ameya G. Canovi (psicologa e scrittrice), Normanna Albertini (insegnante e scrittrice), Italo Garavaldi (storico e scrittore), Claudia Bianchi (artista e insegnante).
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Dal libro “Le Streghe Buone”, di Antonella Bartolucci: “La irrisolta presenza del male sospinge l’uomo alla ricerca di una spiegazione del dolore, verso proposte di vario ordine ed efficacia.
Le risposte sono spesso troppo affrettatamente liquidate dalla scienza. Intento di questa indagine è individuare alcuni atteggiamenti o credenze relative alla malattia, vissuti e trasmessi come semplici consuetudini sociali, oppure sviluppati come automatismi inconsci o ancora messi in atto nascostamente perché ritenuti devianti.
La ricerca si è limitata al lato terapeutico, scegliendo un tipo di manifestazione, quello dei «guaritori-segnatori», di quegli operatori di guarigione che, attraverso le loro tecniche terapeutiche hanno, come obiettivo primario, il corpo.
Il tema che si affronta in questo quadro è il nesso fra il perdurare della medicina tradizionale e la sua messa in opera soprattutto da parte di donne. Le «tecniche di guarigione tradizionale», hanno per lo più le proprie origini nella credenza del potere arcano dei simboli , dei gesti , delle immagini , delle parole. Il ritorno sul campo ricostruisce atteggiamenti e credenze riguardanti le tecniche curative tradizionali. Tale indagine può essere collocata entro il processo di crescente ricorso a queste ultime nella società industriale.
Si tratta di un fenomeno che ha assunto una dimensione sociale vastissima, indipendentemente dalla appartenenza di classe o culturale di chi ne è stato interessato.
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Antonella Bartolucci: è una persona eclettica. Si è occupata da sempre degli aspetti meno ovvi ed evidenti in ogni campo nel quale si è applicata. Anche il suo approccio all’antropologia culturale è originale e per nulla scontato: una scienza nella quale la ricerca sul campo è una parte basilare della sua filosofia, l’immaginario collettivo vedrebbe lo studioso a contatto con sconosciute tribù dell’America Latina o dell’Oceania. Antonella invece ci sorprende con questa ricerca, il cui campo è la pianura reggiana, meccanizzata ed antropizzata, che riporta alla luce ed all’attenzione usanze e consuetudini della medicina popolare le cui origini si perdono tra le origini stesse delle popolazioni locali. Il lavoro di Antonella ci viene a dire che per scovare gli aspetti degni di attenzione e di ricerca non è necessario allontanarsi dal mondo civilizzato del XXI° secolo conosciuto a tutti, ma basta allontanarsi dalla visione abitudinaria del medesimo. Alessandro Bussetti

