Lavoratori della logistica e trasporti merci in sciopero hanno incontrato il Prefetto: “Si riconosca il giusto aumento salariale per un contratto scaduto da 15 mesi”

Anche a Reggio Emilia è stato celebrato lo sciopero nazionale di 24 ore per i lavoratori del settore logistica e trasporti. Uno sciopero proclamato dopo che nei giorni scorsi si è definitivamente rotto il tavolo di trattativa per il rinnovo del CCNL di settore.
A Reggio Emilia i sindacati di settore Filt CGIL, Fit CISL e Uiltrasporti UIL hanno pertanto manifestato attraverso un presidio -al quale hanno partecipato circa 200 persone- dinanzi alla Prefettura di Reggio Emilia. Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto Iolanda Rolli alla quale sono state illustrate le ragioni dello sciopero e le richieste dei lavoratori.

Si tratta di oltre un milione di persone impiegate nel settore su base nazionale, di cui poco meno di 10mila nella provincia di Reggio Emilia, rappresentando circa il 9% del PIL nazionale.
Un settore che, nell’ultimo anno di pandemia, è definitivamente emerso come fondamentale e strategico per la tenuta del “sistema Paese” nel suo complesso.

I suoi lavoratori e lavoratrici non si sono mai fermati garantendo con la loro attività i servizi di base e i servizi essenziali, l’approvvigionamento delle forniture a vari livelli (dalle materie prime ai prodotti finiti e ai beni essenziali) per non parlare del ruolo fondamentale svolto nella catena di distribuzione connessa alla campagna vaccinale in atto.

“Ciò nonostante a questi lavoratori e a queste lavoratrici non vuole essere garantito e riconosciuto un giusto e doveroso aumento salariale per un contratto ormai scaduto da 15 mesi e nemmeno l’una tantum per il periodo di vacanza contrattuale – spiegano Filt CGIL, Fit CISL e Uiltrasporti UIL – Posizione che appare irricevibile anche in ragione del fatto che le aziende del settore hanno continuato a realizzare profitti, soprattutto connessi agli incrementi dovuti al commercio on line e all’aumento di lavoro nella filiera distributiva”.

Parallelamente, le Associazioni datoriali hanno sostenuto posizioni legate all’aumento di flessibilità del settore (con estensione di staff leasing e utilizzo del contratto a chiamata) abbassando le tutele e i diritti contrattuali (a partire dal pagamento dei primi tre giorni di malattia e dalla messa in discussione, punto assolutamente irricevibile per il sindacato, della modifica dell’art. 42 del contratto nazionale, ovvero la “clausola sociale” prevista contrattualmente nei cambi di appalto e che serve a tutelare i posti di lavoro nell’infinita catena di appalti e subappalti che caratterizzano e precarizzano già il lavoro di chi opera in questo settore).

La battaglia di chi lavora nella logistica è la battaglia di un settore strategico ed essenziale. E’ una battaglia per i diritti di base, per la rivendicazione di un lavoro equo e dignitoso, sempre più messo sotto attacco da un sistema padronale che punta alla flessibilizzazione, precarizzazione e alla destrutturazione della filiera del mondo del lavoro con il conseguente attacco ai diritti essenziali.

“E’ inacettabile che le associazioni datoriali provino nel bel mezzo di una pandemia ad impedire il rinnovo del Ccnl avanzando proposte provocatorie che mirano a scardinare aspetti importanti di tutela come la clausola sociale che garantisce le lavoratrici e i lavoratori nei tanti cambi appalto a cui assistiamo, continuando a perseguire una via bassa di sviluppo in questo settore che resta in tema di legalità un settore ad alto rischio di infiltrazioni e frodi fiscali e previdenziali”.

nsr