La Rete cardiologica provinciale funziona e salva vite tempestivamente. I risultati dello studio su rivista internazionale

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Per cinque anni in uno studio condotto dai professionisti della Cardiologia dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia sono stati raccolti i dati di 181 pazienti ultra 80enni ricoverati nei centri ospedalieri di Guastalla e Castelnovo ne’ Monti con la diagnosi di sindrome coronarica acuta, i risultati sono stati pubblicati sul giornale internazionale “Journal of Clinical Medicine”.

La popolazione anziana è solitamente esclusa dagli studi clinici, per tale motivo sono poche le evidenze scientifiche a supporto di strategie diagnostico-terapeutiche in questa fascia di pazienti. Questo vale anche per quanto riguarda le sindromi coronariche acute dove il ruolo della coronarografia precoce con eventuale angioplastica negli anziani, sebbene raccomandata dalle linee guida, è controverso per carenza di riscontri. Inoltre i dati sinora pubblicati a riguardo arrivano sempre da grandi centri ospedalieri e universitari mentre manca la prospettiva proveniente dai centri periferici di un territorio che sono di norma sprovvisti del laboratorio di emodinamica e in cui l’organizzazione necessaria per l’invio di un paziente al centro di riferimento potrebbe penalizzare proprio il paziente anziano.

Da oltre dieci anni la Rete cardiologica provinciale funziona in modo che il paziente ricoverato in periferia con sindrome coronarica acuta, in caso debba essere sottoposto a coronarografia, venga inviato in giornata, in ambulanza, con personale infermieristico, al laboratorio di emodinamica del Santa Maria Nuova. Qui viene sottoposto all’esame e messo in osservazione per qualche ora per poi tornare al centro periferico nel pomeriggio.

Questo tipo di organizzazione coordinato dal direttore della struttura complessa di Cardiologia ospedaliera, dottor Alessandro Navazio e dal responsabile della struttura semplice di Emodinamica del Santa Maria Nuova, dottor Vincenzo Guiducci, garantisce l’assenza di ritardi nell’accesso alla procedura, legati alla ricerca del posto letto nel caso invece si optasse per un trasferimento vero e proprio del paziente nella struttura ospedaliera di Reggio. In questo modo vengono garantite le stesse opportunità diagnostico-terapeutiche sia ai pazienti ricoverati nei centri periferici che a quelli ricoverati direttamente al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.

Francesca Mantovani

Lo studio pubblicato da Francesca Mantovani, cardiologa facente parte dello staff e con esperienza in ricerca clinica, ha raccolto in maniera osservazionale e retrospettiva per cinque anni, i dati dei pazienti sopra gli 80 anni che sono stati ricoverati negli ospedali di Guastalla e Castelnovo ne’ Monti con la diagnosi di sindrome coronarica acuta. I pazienti anziani oggetto del lavoro pubblicato sono stati suddivisi in due gruppi: quelli sottoposti a strategia invasiva, vale a dire inviati per coronarografia ed eventuale angioplastica all’ospedale centrale e quelli trattati in maniera conservativa (con la sola terapia medica). Sono stati valutati gli eventi a distanza di un anno dal ricovero di entrambi i gruppi. Dallo studio emerge che quasi il 60% dei pazienti anziani sono stati sottoposti a coronarografia, dato virtuoso in quanto decisamente superiore a quello noto in letteratura che è pari circa al 30%. Si evince inoltre che la sopravvivenza a un anno si è rivelata migliore nei pazienti sottoposti a coronarografia rispetto a quelli gestiti con sola terapia medica. Infine l’organizzazione con la quale i pazienti vengono inviati in giornata al Santa Maria Nuova è efficace e sicura (non ci sono stati eventi avversi durante il trasferimento) e garantisce un accesso al laboratorio di emodinamica con tempistiche ottimali nella maggior parte dei pazienti anziani.

“Questi dati – commenta la dottoressa Mantovani – sono gratificanti rispetto all’importante impegno che viene quotidianamente profuso da tutto il personale medico e infermieristico coinvolto nella gestione dei pazienti con sindrome coronarica acuta all’interno della rete cardiologica provinciale, che rappresenta, declinata in questo modello, una realtà unica nel panorama italiano”.