In occasione della giornata del malato, sabato 12 febbraio in S. Agostino è stato presentato il libro La principessa e la malattia che la guarì. Emanuele Ferrari, sapiente tessitore di storie, ha guidato le autrici, Silvia Ferretti, Francesca Bennati, Margherita Filippini e Roberta Pavarini, in un dialogo con Francesco Merli, primario di ematologia all’ospedale di Reggio Emilia, Simone Forte, l’editore e con il pubblico.
Sono venuti in tanti. Non li abbiamo contati, ma la chiesa di S. Agostino era veramente piena. Forse duecento, duecentocinquanta persone…In tempo di COVID tanta gente radunata in uno stesso luogo è veramente degna di nota. “Fosse sempre così piena la chiesa quando c’è la messa” ci ha detto un signore alla fine dell’evento. Erano giovani, adulti, qualche bambino, venuti da lontano e da vicino; sono venute maestre, politici, medici, malati, persone fortunate e persone che hanno incontrato la sofferenza faccia a faccia. Sono venuti incuriositi dal titolo, probabilmente. La principessa e la malattia che la guarì.
La musica ha aperto l’evento creando subito un’atmosfera di intenso coinvolgimento. Nadia Torreggiani al pianoforte e Sara Cantergiani al flauto traverso hanno eseguito diversi brani che hanno accompagnato la lettura di stralci della storia, a cui hanno dato voce Elisabetta Filippini, Caterina Filippini, il dottor Francesco Merli e Mauro Nasi. Alle letture si sono alternati i dialoghi tra le autrici e gli ospiti. Questa organizzazione ha saputo emozionare e arrivare fino agli angoli più reconditi del cuore, dove anche la sofferenza ha trovato una sua dignità.
Emanuele Ferrari è partito proprio dal titolo dicendo: “Le autrici avrebbero potuto rinunciare a tutte le parole di questa storia, ma non al titolo”. Ed è proprio così. In queste poche parole c’è un grande mistero: una malattia che guarisce. Il titolo è un suggerimento di Margherita Filippini, coautrice e protagonista della storia. Margherita è partita per il suo viaggio sull’arcobaleno ormai 10 anni fa, ma continua ad accompagnare le persone care con la delicatezza che le era propria.
La malattia prima o poi incrocia la strada di ognuno di noi, ricorda il dottor Francesco Merli nel suo intervento. Si spera il più tardi possibile, ma a qualcuno è toccata in sorte presto. Quando la malattia bussa alla tua porta ti chiedi “Perché proprio a me?” Se lo è chiesto Margherita, se lo è probabilmente chiesto quel giovane ragazzo Davide che non ce l’ha fatta a sconfiggere la leucemia, se lo chiedono tutti. Perché proprio a me?
Italo Calvino diceva che le fiabe sono i cataloghi dei destini che possono darsi a un uomo e una donna. Quando tra le righe di una fiaba, ritrovi brandelli della tua vita e quando a raccontartela sono persone che hanno fatto esperienza del tuo stesso dolore senti crescere in te la forza e il coraggio.
Sapere di non essere soli, sapere che esistono medici che credono che il loro primo dovere sia quello di chiedere perdono, mostrando il lato umano della loro professione; sapere che altre mamme hanno il cuore lacerato dal dolore per la perdita di una giovane figlia, ma sanno ancora ridere ti dà la carica per affrontare la vita. Mencarelli nel suo ultimo libro: Sempre ritornare, scrive “Io ti dichiaro guerra vita! Io ti incendierò di significato”. E il senso a tutto quanto ti accade nella vita lo trovi nella relazione, nel bene reciproco, nell’esserci per chi ha bisogno, nell’uscire da se stessi per andare incontro agli altri, nell’affidare i propri sogni a qualcun altro. Ed è così che si riempiono i vuoti. Quelli delle Chiese non fanno eccezione.
È così che si gettano le basi per un futuro migliore.
La storia è pensata per i bambini, quindi a fianco della principessa c’è un simpaticissimo dinosauro. I due sono nati contemporaneamente in una notte di tempesta. Questo li legherà in modo indissolubile per sempre. In realtà, pur rivolgendosi ai bambini, questa è una storia che parla a tutti. È una storia nata dall’incontro della vitalità delle autrici con le loro fragilità. Roberta, ispirandosi ai disegni dei bambini della classe di Silvia (che è un’insegnante di scuola primaria), ha realizzato immagini con una tecnica mista, capaci di dare colore e rilievo alla storia.
I bambini, più degli adulti, sono capaci di stare davanti al Mistero e accettarlo così com’è.
I bambini hanno colto la speranza che la storia vuole trasmettere e l’hanno rappresentata con un potente arcobaleno che spacca il vetro e si lancia verso l’infinito.
Simone Forte, l’editore, sottolinea che questo libro, nato dall’impegno corale di quattro donne, doveva essere pubblicato. Le donne, afferma, sono capaci di costruire relazioni basate sulla fratellanza. Solo partendo da questo sentimento si potrà costruire una società migliore e per farlo occorre partire dal fare memoria.
Questo racconto affida la memoria di una persona speciale alle giovani generazioni, investendole del compito di trasformare il passato in una strada verso il futuro. Un futuro in cui ogni uomo abbia la sua dignità e la Terra, unico pianeta di cui disponiamo, venga rispettata e protetta. “Per questo, termina Simone, stampo solo su carta riciclata e sbiancata con prodotti biologici e l’inchiostro è alimentare. Il libro è talmente ecologico che se lo desiderate può anche essere mangiato”.
Un libro da mangiare, dunque, per danzare con la Vita e non sentirsi soli.
Prendendo a prestito le parole di una poesia di Livia Chandra Candiani possiamo dire
L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
e pure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali
e infine si svanisce insieme,
nello spazio di carità tra te e l’altro”.
Sabato pomeriggio La principessa e la malattia che la guarì ha regalato a tutti tanta energia e tanto coraggio per affrontare la vita, con i suoi baratri e i suoi trionfi, con le sue meraviglie e con le sue lotte.
Nell’apertura reciproca, nel disarmo delle ali i presenti hanno trovato forza. Si sono emozionati e hanno percepito di non essere soli nel cammino della vita e sono tornati a casa rincuorati.
Come ha detto il Papa: “Nessuno si salva da solo” e la strada percorsa insieme è più lieve.




