Intervista a Dario De Lucia, che scalda i motori per il 2024: “Quattro liste coalizzate, con vocazione di sinistra”

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Dario De Lucia

Nelle ultime settimane abbiamo notato un proliferare di segnalazioni da parte di Coalizione Civica. A cadenza quasi giornaliera escono comunicati con richieste di intervento su zone trascurate della città (dalla passerella del Gattaglio alla Tomba dei Concordi ai Giardini) o di attivazione per problemi di ambito sociale (come la riapertura dell’ospedale di Scandiano). Era francamente difficile non collegare questa intensa attività alle prossime elezioni amministrative, meno lontane di quanto sembra. Siamo quindi andati a chiedere qualche particolare in più a una delle anime di questa nuova realtà politica cittadina: Dario De Lucia.

Abbiamo notato un vero e proprio diluvio di comunicati su tante cose che non vanno. Come fate a portare avanti un’attività così intensa?
In realtà sono quasi tutte segnalazioni che vengono dai cittadini, i quali scrivono alla nostra mail esponendo il problema e documentandolo con fotografie.

Insomma, si è messo contro le consulte di quartiere per fartele in casa?
Beh, è normale che un consigliere riceva segnalazioni. A me ne arrivano parecchie, una media di 20, 25 a settimana. Queste nascono da un problema generale di operatività a cui il Comune ha risposto con le consulte, strumento a mio avviso non adeguato. In questo quadro, oltretutto, ci sono alcuni consiglieri che non svolgono un’attività assidua, spingendo i cittadini a concentrare le loro istanze su chi si attiva. Devo sottolineare che sarei felice di non ricevere segnalazioni: significherebbe che i reggiani non hanno problemi.

Quali richieste arrivano? Solamente interventi urbanistici?
Purtroppo no. Quello che finisce sui giornali è solo la punta dell’iceberg. La maggioranza riguarda casa e lavoro. E molti mi contattano non perché disoccupati, ma perché hanno uno stipendio insufficiente. Dieci anni fa i problemi principali erano le manutenzioni nei quartieri. Oggi sono esplosi il problema del lavoro e quello della casa.

State scaldando i motori per le prossime elezioni?
Certamente. Come abbiamo già detto in conferenza stampa, vogliamo aggregare più forze, in modo da costituire, per il 2024, almeno quattro liste coalizzate, con una vocazione di sinistra.

Come farete a coniugare le posizioni ideologiche di sinistra con la praticità che è propria di una lista civica?
La lista sarà progressista, ma con la testa sulle spalle, senza schiacciarsi su posizioni identitarie e ideologiche.

È un’affermazione importante, specie per chi viene da una persona come la sua, ideologicamente molto caratterizzata.
Io vengo visto come uno molto di sinistra, quasi un estremista, ma è una visione errata. Pensa che amici tedeschi dell’SPD, sottolineo l’SPD, mi sfottono perché mi considerano troppo moderato. Allora, se io appaio di estrema sinistra è perché l’asse si è spostato molto, troppo. Io sono un progressista, credo nei valori del socialismo europeo e non mi ritengo affatto un estremista.

Quindi a quali valori si ispirerà la coalizione?
Reggio ha una grande tradizione di buona amministrazione. Ultimamente ha subito alcuni contraccolpi, ma non dobbiamo buttare il bambino con l’acqua sporca. Resteremo sui temi della città, senza perdere però di vista quelli generali.

Un esempio?
Anche due. Noi pensiamo che il pubblico non sia deficitario rispetto al privato. Allo stesso modo non riteniamo che la legalità vada bene solo per un paio di feste comandate all’anno, ma che sia da monitorare assiduamente. Questi temi sono contemporaneamente di interesse locale e di importanza ideologica e identitaria.

Una battuta sul Pd.
Francamente, non me la sento di scherzare sul Pd. Ho ancora amici, è stata una comunità alla quale ho appartenuto con il cuore e che tutt’ora comprende persone di valore. Auguro ogni fortuna a chi ne fa parte, ma il mio percorso mi ha portato altrove e non ne sto seguendo il congresso.

Bertinotti ha detto che avrebbero fatto meglio a sciogliersi.
Questo non lo so, credo però che ci siano profondi problemi legati al ruolo delle correnti e dei gruppi organizzati. Si tratta di un male comune a tutti i partiti, ma, mentre nella destra ha prevalso un senso di disciplina, di leadership, a sinistra le correnti sono esplose e hanno inquinato un discorso politico che avrebbe potuto essere sano, generando un caos che porta a stare immobili. E in politica l’immobilismo è la morte, soprattutto a sinistra.

Alberto Attolini