Essere profugo e vivere a Reggio Emilia. Che storia raccontano coloro che sono approdati nel nostro territorio? Next Stop Reggio intervista Thomas Conte, 30 anni, single, richiedente asilo politico fuggito dalla Guinea, che vive a Reggio Emilia da circa 8 mesi.
Thomas, quando sei venuto in Italia e perchè?
Sono arrivato in Italia tramite un’ONG il 24 luglio 2016 mentre attraversavo il Mediterraneo in condizioni estreme, vivendo momenti terribili tra la vita e la morte. Ho chiesto asilo politico, ma le autorità non hanno creduto nella mia storia raccontata. Hanno ritenuto necessario concedermi asilo umanitario.
Cosa sta succedendo nel tuo paese?
Il mio paese sta affrontando una grave crisi politica, economica e sociale. Dal punto di vista politico non vengono rispettati gli accordi e quindi spesso nascono rivolte popolari. Dal punto di vista economico in Guinea c’è corruzione diffusa in tutti i settori, appropriazione indebita di fondi pubblici, cattiva gestione finanziaria, fuga di capitali. Oltre tutto questo, a livello sociale ci sono forti tensioni etniche, mancanza di rispetto dei diritti umani, ostruzionismo dello Stato nei procedimenti giudiziari.
Cosa facevi quando vivevi in Guinea?
Ho fatto gli studi diplomatici e ho praticato l’attività di calciatore.
I tuoi famigliari sono ancora in Guinea? Sono in pericolo?
Il resto della mia famiglia si trova tuttora in Guinea, a parte i miei genitori che sono morti. I famigliari rimasti sono certamente in pericolo, una domanda alla quale rispondo senza esitazione. Tenga presente che insieme ai miei famigliari militiamo nell’opposizione, quindi siamo costantemente vittime della malvagità del potere attuale.
Cosa pensi del fatto che Salvini, nuovo Ministro degli Interni, abbia chiuso i porti italiani alle navi delle associazioni non governative che trasportavano migranti?
Il Ministro Salvini è un politico razzista che ha creato aspre polemiche ovunque, dividendo la gente fra pro-migranti e contro-migranti, creando anche incidenti diplomatici tra L’Italia e i suoi vicini.
Dal mio punto di vista è chiaro che l’Italia con Salvini ha commesso un errore politico, ma come dice il saggio “l’errore non cancella lo sforzo compiuto”. L’Italia è da sempre una terra di accoglienza, non volendo ammettere questo immenso sforzo si va contro la storia della verità. Dall’Oriente all’Occidente credo che nessuno metta in discussione lo sforzo dell’Italia a favore degli immigrati fuggiti dalle malvagità dei loro paesi. Detto questo, il problema non è solo Salvini, quanto -a livello internazionale- il mancato rispetto degli accordi di Bruxelles relativamente alla distribuzione dei migranti.
Hai lo stesso cognome, Conte, del nuovo premier italiano: cosa ne pensi?
Direi che è un piacere condividere lo stesso nome con il Presidente del Consiglio italiano, spero che possa godere della fiducia degli italiani. Detto questo, evidenzio che ho condiviso lo stesso nome del nostro defunto Presidente, e nella società romana tradizionale il nome Conte era la terza personalità (Impero Romano).
Cosa pensi di Reggio Emilia? La città e i reggiani ti hanno accolto bene?
Di Reggio Emilia penso abbastanza bene, quanto ai reggiani, alcuni mi hanno accolto positivamente, altri no.
Come vivi e dove vivi?
Vivo in zona Meridiana, come qualsiasi altra persona, fra alti e bassi. Trascorro le giornate a seconda delle occupazioni quotidiane. Attualmente non ho un lavoro.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Vorrei diventare un grande uomo, per portare all’umanità cose positive, ma solo Dio sa ciò che sarà domani, nessuno è padrone del proprio destino.
A Reggio Emilia frequenti regolarmente la palestra della Boxe Tricolore al Mirabello: cosa ti ha portato a conoscere la palestra?
Mi sono permesso di ampliare il mio orizzonte di percezione delle persone, conoscendo temperamento e stati d’animo di ognuno di loro.
Perchè ti piace il pugilato?
Ammiro molto la boxe perché è uno sport di saggezza e intelligenza, praticato non tanto da chi vuole farlo, ma di chi può farlo. Nel pugilato devi avere molto spirito di nobiltà, che è la base della boxe: è lo spirito nobile che controlla i tuoi gesti autentici e ti dà stabilità durante il combattimento. Fare pugilato significa seguire l’ombra dell’avversario e non le sue mani, concentrandosi su ciò che si sente, non su ciò che si vede. Questo credo che sia lo spirito di tutti i grandi pugili del mondo.
Come ti trovi con le persone che si allenano insieme a te?
Nella palestra di boxe ho trovato un ambiente accogliente e allegro, in questo senso il mio pensiero va ai miei allenatori Max Bertozzi e Michael Galli, professionisti molti buoni che mi hanno permesso di integrarmi rapidamente nel gruppo.
Chi ti ha visto in palestra dice che sei bravo e hai la stoffa per essere un buon pugile. Ti piacerebbe fare attività agonistica?
Ringrazio chi ammira il mio stile di combattimento, ma non voglio fare carriera in questo campo. Se però dovesse essere il mio destino, non lo schivo di certo.
Marina Bortolani, @nextstopreggio

