Le sante e i santi ci accompagnano ogni giorno nel corso dell’anno liturgico; hanno accolto la loro vocazione e hanno lasciato che il Signore compisse in loro la sua opere. Questa è la sapienza della Chiesa nel proporli alla devozione dei fedeli.
Se l’eroe mostra quanto può fare l’uomo, il santo mostra quanto può fare Dio nel cuore dell’uomo.
Così l’arcivescovo Giacomo ha introdotto nel pomeriggio di martedì 1 novembre l’omelia della Santa Messa celebrata nella cappella del Cimitero Monumentale; ha concelebrato don Luca Grassi, parroco dei Santi Agostino, Stefano e Teresa.
Il presule ha poi sottolineato come per tanti sia difficile combattere le passioni che albergano in ciascuno: occorre avere la determinazione dei santi per combattere contro se stessi, contro le tensioni che si portano nel cuore.
Come raccomanda l’apostolo Paolo, occorre combattere la buona battaglia per la fede indossando l’”armatura di Dio”, cioè la sua Parola.
L’arcivescovo ha anche raccomandato la lettura delle biografie dei santi, da cui si ricava consolazione e coraggio per rafforzare la speranza e vivere il nostro tempo come pellegrini; occorre dunque farsi amiche e amici le sante e i santi.
Una mistica svizzera sosteneva che essi sono come dei locandieri presso cui fermarsi e ristorarsi per poi riprendere il cammino. Sante e santi non sono solo quelli canonizzati dalla Chiesa ed elevati alla gloria degli altari. Sono tanti sorelle e fratelli che nella comunità, nella famiglia hanno servito quotidianamente nel nascondimento: sono segni belli e consolatori.
La morte non è l’ultima parola; i nostri cari – di cui si fa il ricordo – sono presenti e sostengono la speranza, di cui deve essere intriso il cuore di ciascuno. La meta finale, la vera patria, è la Gerusalemme celeste descritta nell’Apocalisse; quindi vanno bandite desolazione disperazione e occorre vivere nella luce della Pasqua.
Al termine della celebrazione l’arcivescovo Giacomo ha impartito dal sagrato della chiesa la benedizione alle tombe del Cimitero Monumentale.
gar


