“17 ottobre 1944. Tradimento mercenario e agguato tedesco ebbero in queste case ragione del Comando unico partigiano parmense: Pablo (G. Di Crollalanza), Renzi (Gino Menconi), Penola (Giuseppe Picedi), Enzo (Enzo Gandolfi), Boeri (Domenico Gervasi), Settimio (S. Manenti) col supremo sacrifizio attestarono la santità della fede. I superstiti tradussero il fiero
ammonimento nella vittoria che fra il 7 e il 24 aprile 1945 redense questa terra dall’onta indigena e straniera, la consacrò libera e civile”.
Così riporta la lapide a ricordo del vile eccidio del Comando Unico di Parma a Bosco di Corniglio. Domenica 17 ottobre si è svolta l’annuale commemorazione ed i comunisti reggiani, con l’Associazione Renato Vacondio “Bergonzi”, hanno portato i fiori per riaffermare ancora una volta il legame politico, storico e morale con la Resistenza, con i partigiani di Pablo e con il comandante Arta.
Oltre a “Renzi” Gino Menconi altri avevano trovato la fine: il Comandante “Pablo”, l’ufficiale di collegamento “Penola” e tre dei Partigiani della guardia: Enzo Gandolfi, Domenico Gervasi e Settimino Manetti. “Pablo” era stato colpito mentre da una finestra si lanciava nel vuoto, dopo aver sparato fino all’ultimo colpo. “Renzi” fu bruciato vivo. I vicini sentirono le sue urla strazianti. “Penola” dopo che fu appiccato l’incendio tentò di evadere, ma fu colpito vicino al davanzale della finestra.
Cadde anche un carabiniere della guardia e un fascista gli squarciò il cuore, dicendo: ”ecco cosa ne facciamo dei partigiani!” I sopravissuti raccontavano delle storie da far accapponare la pelle. Le salme furono riposte in una stanza e lì fu acceso un cero, per porgere l’ultimo saluto. “Poe” disse: ”Sono morti per la nostra idea”. “Mauri” disse ai caduti: “Vi vendicheremo”.
Alessandro Fontanesi

