Gli angeli: una favola o una presenza nel Museo Diocesano?

Nel museo diocesano di Reggio vi sono tesori che in passato non erano sempre disponibili per le visite. Di particolare interesse sono il mosaico policromo scoperto durante i restauri nella cripta della cattedrale e i resti dell’affresco che un tempo era sulla facciata. All’incuria dei secoli è sopravvissuto un Cristo in trono, che tuttora invita l’osservatore a fare silenzio e ascoltare una Parola che non ha mai smesso di provocare, scuotere e consolare la coscienza degli uomini, ma gli altri protagonisti, più numerosi e meglio conservati, sono gli angeli.

Ritratti come guerrieri alati hanno un aspetto solenne quanto mai lontano da tante raffigurazioni successive in cui sono visti come amorini (divinità minori al seguito di Cupido con l’aspetto di fanciulli alati nudi o seminudi; divenne comune dipingerli così con la rinascita degli studi sull’antichità pagana). A volte si ha l’impressione che non siano altro che una futile decorazione, un modo elegante offerto all’artista di occupare lo spazio e giocare con le linee, ma la realtà è ben diversa.

Gli angeli, nel credo cattolico, sono creature interamente spirituali fedeli a Dio che aiutano gli esseri umani nel pellegrinaggio terreno, difendendoli dalle inside e in special modo da quelle tese dagli angeli caduti. I santi raccomandano di invocarli nelle prove, soprattutto nel combattimento spirituale, nel momento di massima debolezza e confusione dove sembra non esistere alcuna via d’uscita. Non a caso san Giovanni evangelista menziona che consolarono Gesù nell’ora più difficile della sua vita, nel Getsemani, prima che fosse consegnato ai torturatori e alla morte di croce. In un famoso affresco di Giotto volano intorno al Cristo crocifisso in pose di dolore esasperato; se Dio padre si addolorò per la morte del Figlio, risulta difficile pensare che gli angeli rimasti fedeli non condividessero quel dolore.
Va anche precisato che in quell’epoca il pittore era affiancato da un teologo; l’aspetto e la taglia degli angeli nell’arte di quei secoli è perciò direttamente influenzato dalle riflessioni che la teologia faceva in merito.

Nei frammenti rimasti al museo diocesano, essi volteggiano intorno a Cristo e lo cercano con lo sguardo, come a indicare all’osservatore che l’esistenza non se la sono data da soli; come attestano le Scritture, senza Cristo nulla è stato fatto di ciò che esiste, nemmeno gli angeli. A differenziarli dagli angeli caduti è la fedeltà a Dio, ma prima ancora è l’umile e giusto riconoscimento del proprio legame col Creatore e che solo da Lui vengono sapienza e verità. Dio è il loro sole spirituale, a Lui si rivolgono costantemente e invitano i fedeli a fare altrettanto.

L’umiltà non è che questo: il sapersi riconoscere per chi e ciò che si è davanti a Dio, ossia esseri umani fallibili bisognosi del proprio Creatore.
Le pagine più buie dell’umanità sono state scritte da uomini messisi al posto di Dio, decisi a negare questo legame assieme a quello di fratellanza tra gli uomini.

L’umile non è qualcuno che si auto flagella tutto il tempo, né un superstizioso che vive nel terrore della propria ombra; è qualcuno che se si accorge di un proprio errore anziché negarlo si scusa e accetta la correzione, è impegnato a migliorarsi ogni giorno e si riconosce fallibile. Non si crede superiore a nessuno anche se si crede o è nel giusto, aiuta il suo prossimo e svolge al meglio il proprio compito.
Quante contese, catastrofi e tensioni verrebbero evitate, in questo modo!
È un capovolgimento rispetto al modo di pensare diffuso che possiamo decidere tutto da noi; in realtà non abbiamo il controllo che su poco, possiamo fallire e ingannarci nei nostri giudizi o provocare danni anche quando abbiamo le migliori intenzioni e abbiamo bisogno dell’amore e dell’aiuto reciproco per vivere e non crollare.

Ci vuole molto più coraggio, dignità e verità (umiltà in una parola) a riconoscere questo che a salire su un piedistallo a declamare quanto noi siamo buoni e nel giusto e cattivi tutti gli altri. Per questo si dice che occorre rivolgersi a Dio per chiederGli di illuminarci: non perché non abbiamo un briciolo di intelletto e dobbiamo aspettarci messaggi luminosi e chiari dall’Alto, ma perché non siamo perfetti e non possiamo sapere tutto. Decidiamo e agiamo, sì, ma con umiltà e attenzione. Questo è l’invito silenzioso degli angeli.

Gioia Colli