E’ stato attaccato lunedì in Ghana da uno sciame di api africane ed è deceduto così, per shock anafilattico, Francesco Ruini, 66 anni, noto apicoltore reggiano conosciutissimo a livello nazionale e non solo.
Runi si trovava in Africa con l’associazione di volontariato “Africa Libera” per insegnare il mestiere di apicoltore agli abitanti locali.
La Cia di Reggio Emilia, di cui Ruini era socio attivo, oltre che tra i fondatori di Conapi (Consorzio Nazionale Apicultori) di cui è stato Presidente per diversi anni, si è subito stretta attorno alla famiglia : “Francesco era un imprenditore capace, generoso e sempre pronto a dare il proprio contributo a chi gli chiedeva un aiuto”.
“Il mio incontro con le api è avvenuto presto, la mia prima maschera l’ho indossata a sei anni, per accompagnare mio padre che, casaro di professione, era apicoltore per passione – raccontava così i suoi inizi -. Quando andò in pensione si dedicò alle api e io con lui. Proseguii gli studi fino alla laurea, ma decisi che l’apicoltura sarebbe stata la mia professione e così fu”.
Svolgeva da tempo anche attività di formazione, “acquisendo molti figliocci che stanno proseguendo con successo questa attività, rendendomi particolarmente orgoglioso” amava sottolineare a chi gli chiedeva informazioni. E Francesco è morto, aggredito da uno sciame di api, proprio mentre insegnava il mestiere in Africa centrale.
Amava il contatto con la natura e la sensazione di libertà che questo lavoro gli regalava. È stato tra i primi a denunciare con forza le pesanti conseguenze dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici sulle api. Era un collega -conclude Cia Reggio Emilia-, ma prima di tutto un amico e un punto di riferimento per tutta l’apicultura emiliano romagnola”.
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