Fantuzzi: “Era proprio indispensabile un viaggio in Sudafrica, in un periodo difficile come questo?”

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Francesco Fantuzzi

La delegazione reggiana guidata dal Sindaco Luca Vecchi e dall’assessora Raffaella Curioni è partita nei giorni scorsi per un viaggio in Sudafrica e Mozambico: il motivo, riporta la pagina Facebook del Comune, è “una missione dedicata ai temi dell’educazione, dello sport, della sostenibilità e dell’economia, occasione per rinsaldare i profondi rapporti che uniscono la nostra città all’Africa, anche nel ricordo dell’eredità lasciata da Giuseppe Soncini e Renzo Bonazzi”.

Sempre dalla pagina del Comune apprendiamo inoltre che i partecipanti potranno “verificare lo stato di avanzamento dei progetti dei quali abbiamo posto le basi durante l’ultima missione del 2016 e rinnovare ed ampliare gli accordi e le relazioni tra i nostri paesi”, nonché la presenza di “numerosi rappresentanti locali di associazioni e organizzazioni, tra i quali Fondazione E35, Unimore, Reggio Children, Istoreco, EduIren, Remida Reggio Emilia e di un’ampia rappresentanza del mondo sportivo guidato dalla Fondazione per lo Sport”.

Ebbene, debbo domandarmi: era proprio indispensabile tutto ciò?
È populista od opportuno richiedere, altresì, il numero complessivo dei partecipanti, i costi della missione e se questa sia interamente a carico del Comune?

In un periodo di profonda crisi economica e sociale come quello attuale, avviato dalla pandemia, è ancor più determinante il buon esempio degli amministratori e un’immagine di sobrietà e attenzione a un utilizzo ragionevole delle risorse economiche, le stesse che il Sindaco ha più volte definito insufficienti e in costante riduzione.
La pandemia ci ha anche mostrato la funzionalità dei collegamenti online, attraverso i quali, ritengo, diverse delle motivazioni addotte avrebbero potuto essere ugualmente soddisfatte in modo adeguato.

Non abbiamo bisogno di roboanti progetti internazionali, le cui ricadute sono peraltro ardue da riscontrare, ma di serietà e morigeratezza dei nostri rappresentanti.
Altrimenti, come possono le medesime essere pretese dalle collettività che si amministrano?

Francesco Fantuzzi, Reggio Città Aperta