Gianni Munari, il decano della sezione Bersaglieri di Reggio Emilia, è corso avanti.
Una vita passata dividendosi tra l’Associazione Nazionale Bersaglieri, dove ha pressoché sempre, dagli anni ’60, ricoperto incarichi direttivi, e L’Associazione Nazionale Paracadutisti, per la sua passione.
Congedato da Sergente dei bersaglieri alla fine del servizio di leva ha mantenuto la passione e l’attaccamento al corpo impegnandosi nella associazione e a favore della fanfara bersaglieri di Reggio, sempre presente a raduni di ogni livello. Impegno analogo profuso con l’associazione paracadutisti dove entrò per pura passione.
Che il vento ti sfiori mentre corri accarezzato dalle piume o mentre sei in caduta prima che si apra il tuo paracadute è la stessa cosa. Così il suo dire.
Nel rispetto delle norme l’ultimo saluto. Con gli onori dei labari dei bersaglieri e dei parà, la bandiera dell’UNUCI, la tromba che ha suonato uno struggente silenzio. Cose che non si vedono spesso.

Con lui Reggio perde la memoria storica di una associazione, i bersaglieri, che ha portato migliaia di persone di tutte Italia in occasione di vari raduni che lo hanno visto tra gli organizzatori.
Saranno molti che lo ricorderanno per la sua gentilezza, l’amore per la famiglia e per il suo lavoro, le passioni sempre espresse senza far rumore, senza urla, con calma e pacatezza. Ed è così che è corso avanti, senza che ce lo aspettassimo, improvvisamente, senza far rumore, appunto.
Fabio Zani

