Partendo dalla storicità di “Morire di classe” di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin e “Gli esclusi” di Luciano D’Alessandro – che alla fine degli anni Sessanta hanno rivelato al mondo le condizioni dei manicomi – Francesca Orsi esplora i nuovi linguaggi e le narrazioni contemporanee sulla malattia mentale tracciando il percorso visivo che ha portato alla creazione di una nuova iconografia sul tema, oggi caratterizzata da un approccio meno militante e più autoriale. La nuova alleanza non è solo una riflessione storica, ma anche un’analisi della fotografia come mezzo di comunicazione e linguaggio capace di raccontare l’evoluzione del pensiero e della rivoluzione di Franco Basaglia.
La presentazione del volume si inserisce nell’ambito della mostra “Manicomi italici”, visitabile presso gli spazi del Museo di Storia della Psichiatria fino al 6 gennaio, restituzione pubblica del progetto di Silvia Camporesi e Luca Marianaccio vincitore di Strategia Fotografia 2025, l’avviso pubblico dedicato alla selezione di proposte di acquisizione, committenza e promozione della fotografia e del patrimonio fotografico italiano, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
L’esposizione riunisce una selezione di venti fotografie – dieci per ciascun autore – tratte da un corpus di oltre cento immagini realizzate nel corso della ricerca e confluite nel volume “Manicomi italici” (Quodlibet, 2026)..
Il progetto nasce da una ricognizione fotografica delle strutture ex manicomiali dismesse e riqualificate, condotta da Silvia Camporesi e Luca Marianaccio sull’intero territorio nazionale, con almeno un sito documentato per ciascuna regione. L’indagine attraversa un patrimonio architettonico eterogeneo – antichi conventi, ville nobiliari, fortezze, colonie agricole e edifici monumentali – che, in seguito alla chiusura degli ospedali psichiatrici sancita dalla legge Basaglia, ha conosciuto traiettorie divergenti: dall’abbandono al riuso, dalla rovina alla rifunzionalizzazione. Presenze che, tuttavia, il paesaggio urbano e periurbano del paese non ha ancora del tutto metabolizzato.
Al termine dell’esposizione, venti fotografie entreranno nelle raccolte permanenti dei Musei Civici di Reggio Emilia, andando ad arricchire il patrimonio fotografico del Comune.
La partecipazione è a ingresso libero e gratuito. Informazioni sul sito www.musei.re.it

