Diritto all’aborto: le attiviste di “Non Una di Meno” hanno manifestato contro la decisione della Corte Suprema USA

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Si è svolto ieri pomeriggio il sit in organizzato in piazza Prampolini da “Non una di meno” per protestare contro l’attacco al diritto all’aborto e la violenza maschile sulle donne e di genere, in connessione con le potenti manifestazioni delle femministe negli Stati Uniti.

“Lo scorso 25 giugno -spiegano le attiviste- la Corte Suprema statunitense ha di fatto cancellato il diritto all’aborto sicuro a livello federale, revocando la sentenza Roe vs Wade del 1973. Questa decisione peserà maggiormente sulle donne e le persone con capacità gestante più povere più marginalizzate, afrodiscendenti e latine. In diverse parti del mondo i movimenti antiabortisti e la destra ultra-conservatrice hanno esultato per questa sentenza”.

“Anche in Italia il diritto all’aborto continua a non essere garantito. L’accesso all’interruzione di gravidanza è ancora un percorso ad ostacoli: in molte regioni l’obiezione di coscienza rende impossibile abortire, arrivando a toccare anche punte del 100% di obiettori. Quando le donne e le persone con capacità gestante decidono di non portare avanti una gravidanza indesiderata sono esposte alla violenza istituzionale del personale medico e alla stigmatizzazione”.

“Come emerge dai dati raccolti nella mappatura sull’obiezione di coscienza in Emilia-Romagna -proseguono le attiviste-, nata dalla collaborazione tra Non Una Di Meno e alcuni Centri Antiviolenza, il tasso di obiezione rilevato nel 2021 e riferito al 2020 è stato, solo tra il personale medico, del 100%, 50%, 45,45%, 44,44% rispettivamente all’ospedale di Guastalla, all’ospedale di Castelnovo ne’ Monti, all’ospedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia. Oggi i reparti di ginecologia degli ospedali di Guastalla, Castelnovo ne’ Monti e Montecchio sono chiusi e i consultori risultano pesantemente depotenziati. Per queste ragioni, Non Una Di Meno reclama molto più di 194!”

“L’attacco all’aborto va di pari passo con l’intensificazione della violenza maschile e di genere. Solo in Italia, nelle ultime settimane c’è stata un’escalation di femmminicidi, lesbicidi e transicidi: sono più di 60 dall’inizio dell’anno, come riportato anche nell’osservatorio sui femminicidi di Non una di Meno. È di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo femminicidio a Rimini, mentre viene richiesta l’archiviazione dell’indagine sulle molestie da parte degli Alpini. La violenza non si arresta neanche dopo che le donne vengono ammazzate: proprio oggi al tribunale di Bologna è iniziato il ricorso in appello sul lesbicidio di Elisa Pomarelli.
Lo scenario di guerra giustifica politiche razziste e sessiste, basti pensare che paesi come la Polonia, a cui è affidata la gestione dell’accoglienza delle/dei profugə provenienti dall’Ucraina, impedisce l’aborto anche alle donne ucraine stuprate e si è dotata di un registro che monitora le gravidanze per limitare i tentativi di abortire”.

(Foto di Fabio Zani)