“Sono ancora troppe le denunce, per lo più connesse a reati contro il patrimonio, che ogni anno vengono sporte in un paese come Montecchio. La sicurezza è, dunque, una priorità per il nostro Comune”.
Il candidato sindaco della civica ViviAmo Montecchio, Gabriele Delmonte, va dritto al problema e preannuncia che, quando sarà primo cittadino, a Montecchio entrerà in vigore il “Protocollo Operativo Polizia locale Emilia-Romagna” siglato a livello regionale col Sulpl (sindacato di Polizia locale) che riforma la Polizia Locale, “dotando il corpo di armi da sparo (previa adeguata formazione), spray urticante, distanziatore estensibile e dissuasore elettrico (Taser), nell’ottica di fornire agli Agenti strumenti idonei al presidio della sicurezza dei cittadini e di tutela dell’ordine pubblico”.
Tant’è che ieri sera, nel corso del convegno su “Legittima difesa, decreto sicurezza, codice rosso. Come e’ cambiata la sicurezza?” che si è svolto nel castello di Montecchio, Delmonte ha siglato alla presenza del segretario provinciale Sulpl, Luca Falcitano,l’impegno ad introdurre il “Protocollo” non appena sarà eletto primo cittadino.
Presenti all’iniziativa organizzata dalla lista civica ViviAmo Montecchio, i vertici regionali della Lega, l’onorevole Gianluca Vinci, segretario nazionale del Carroccio emiliano, e Jacopo Morrone, sottosegretario al Ministero della Giustizia e segretario nazionale del Carroccio romagnolo, che hanno impresso l’imprimatur leghista alla candidatura a sindaco di Delmonte.
“Vedere Gabriele candidato nel proprio comune è un’emozione – ha sottolineato Vinci nel saluto di inizio serata -: un consigliere regionale che decide di metterci la faccia (nel proprio Comune), mi ha reso davvero felice: è la conferma che la mission della Lega è quella di essere vicina ai propri territori”.
Delmonte ha quindi illustrato le linee guida in tema di sicurezza di quello che sarà il suo mandanto: dal controllo live delle telecamere di videosorveglianza, “oggi alcune non funzionano, altre trattengono i filmati registrati solo per pochi giorni”, all’intensificazione del controllo di vicinato “un passo importante per il nostro Comune, imprescindibile per aumentare il presidio del territorio”, alla formazione “anti-truffe” “indirizzate alle fasce deboli della popolazione, come gli anziani”, alla lotta senza quartiere allo spaccio di droga “possobile con una fattiva collaborazione fra tutte le Forze dell’Ordine”, sino alla “ricostituzione” del Corpo unico della Polizia Municipale della Val d’Enza”, oggi sottorganico”.
“Se non siamo tutelati noi operatori, come possiamo tutelare e difendere i cittadini? – ha dunque attaccato il numero uno provinciale del Sulpl, Falcitano -: Se davvero si vuole salvaguardare la loro sicurezza, l’unica strada percorribile è quella di unire le forze e lavorare fianco a fianco. La sicurezza non si costruisce e non si realizza ragionando a compartimenti stagni: la sicurezza è un diritto dei cittadini ed è nostro dovere garantirla, tutti insieme”.
Un messaggio ben recepito dall’attuale Governo “che dopo tanti anni ha ricominciato con le assunzioni (8mila nuovi agenti) e che in 10 mesi ha già approvato diverse normative specifiche con l’obiettivo dichiarato di riportare al centro del nostro ordinamento legalità, giustizia e sicurezza” ha sottolineato l’onorevole Morrone, sottosegretario alla Giustizia.
“Normative figlie del buon senso – ha ribadito Morrone – perché la sicurezza non ha colore politico, nonostante quanto cerchino di sostenere le afone e infondate strumentalizzazioni di certa sinistra. Basti considerare come la legge sulla Legittima difesa, che non tocca minimamente la pregressa disciplina sul porto d’armi, altro non rappresenti che la scelta di campo dello Stato a favore del cittadino vittima di violenza in casa propria o all’interno dei locali della propria attività lavorativa”. “Tale legge – ha spiegato Morrone – non fa altro che dare una disciplina alla fattispecie di reato di violenza in casa altrui, dando alla vittima il diritto di difendersi e, nel caso di legittima difesa, di vedersi onorate dallo Stato le eventuali spese legali”.
Anche il Codice Rosso ed il Decreto Sicurezza, non sono altro che declinazioni della volontà di riportare al centro del nostro ordinamento e della nostra società la legalità, la giustizia e la sicurezza. “Codice Rosso è una norma di buon senso a tutela delle donne vittime di violenza che, nelle 72 ore successive alla denuncia, devono essere ascoltate dal magistrato. E’ una norma che intende incentivare le donne a denunciare le violenze che subiscono: oggi, infatti, accade troppo spesso che gli episodi di violenza rimangano confinati all’interno delle quattro mura familiari, come dimostra la statistica che vuole che in testa alla classifica delle denunce proprio l’Emilia-Romagna (31mila violenza nel 2018) quando sappiamo bene che la nostra indole non è certamente la più violenta d’Italia” – ha ribadito il sottosegretario che, ha concluso con un passaggio sull’ultima circolare emanata dal Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “E’ una circolare che va incontro alle esigenze dei cittadini, con la quale si esortano i prefetti ad intervenite con gli strumenti di cui dispongono per sconfiggere il degrado e la criminalità. Non si tratta affatto di una circolare che “commissaria” i sindaci quanto li stimola a intervenire per risolvere criticità su input dei prefetti, che altro non sono che le persone che rappresentano il Governo a livello territoriale” ha sottolineato Morrone.
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