Era visibilmente provato oggi pomeriggio Marco Vicini, dopo l’interrogatorio in Questura durante il quale, difeso dall’Avv. Federico Bertani si avvalso della facoltà di non rispondere.
Non ha rilasciato dichiarazioni, ma il profondo dispiacere che provava per quanto accaduto si percepiva con estrema chiarezza. Questo va detto, perché mentre ci si indigna per la gravità di un fatto avvenuto a Reggio Emilia, bisogna anche pensare a chi forse ha partecipato all’organizzazione di una serata in buona fede, ospitando un gruppo trap la cui musica era già diffusa sul web senza nessuno scandalo o censura.
Non dimentichiamo che il web è uno strumento straordinario, ma al contempo pericolosissimo, dove si insidiano silenziosamente anche reati di diverso tipo. Nessuno, prima di quel 1 Maggio 2022, aveva denunciato il gruppo trap “P38 La gang” (ndr, a parte a Pescara dove si erano esibiti il 25 aprile), eppure, quando si tratta di oscurare siti la Giustizia è assai rapida. Viene da sé che il gruppo in rete apparisse già “legittimato”.
Che sia chiaro, non si legittima in alcun modo quanto accaduto a Reggio Emilia sul palco dell’Arci Tunnel, fatto gravissimo che i vertici del circolo tendono a minimizzare considerandolo “una performance artistica finalizzata a destare scandalo e a provocare, ma di certo non a promuovere un ritorno della lotta armata o la ricostituzione delle Brigate Rosse”.
Quella sera non dovevano sventolare bandiere delle Brigate Rosse con canzoni che inneggiavano ad esse, evocando i più brutti e oscuri periodi della storia italiana.
Marco Vicini per quell’esibizione è oggi indagato per istigazione a delinquere, un reato gravissimo, non c’è da scherzare, e questo Vicini lo sa bene ed è il motivo per cui era visibilmente provato, perché mai avrebbe immaginato di finire dentro al tritacarne mediatico per questo tipo di reato.
“Un’accusa spropositata”, hanno dichiarato esponenti dei CARC (leggi qui il comunicato) e vertici di arci Tunnel di fianco a Marco Vicini dopo aver allestito un presidio di solidarietà adiacente la Questura di Reggio Emilia. “Pare che non sia possibile fare concerti. Vieni sbattuto in prima pagina come un mostro, quando la realtà non è assolutamente così. Non era nostra intenzione ferire chi è stato toccato nella propria storia personale e familiare da vicende legate alla violenza politica in Italia”.
La scelta del Presidente di Arci Tunnel, indagato in quanto Presidente-responsabile legale del Circolo, è quella di non rilasciare dichiarazioni, rimarcando la posizione ufficiale del direttivo del circolo Arci Tunnel che pubblichiamo integralmente di seguito.
Marina Bortolani
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COMUNICATO STAMPA CIRCOLO ARCI TUNNEL
Domenica Primo Maggio il Circolo Arci Tunnel ha ospitato all’interno della propria sede la Festa dell’Unità Comunista, promossa dalle sezioni reggiane del P.Carc e del Partito Comunista. La giornata si è articolata in un pomeriggio di discussione politica, una cena e un concerto, all’interno del quale si è esibito il gruppo trap “P38 La gang”, la cui musica è acquistabile su Apple I-Tunes e accessibile in forma gratuita su Spotify e Youtube, recensita da siti e riviste di settore e impegnata in un tour nazionale che culminerà alla fine di questo mese nella partecipazione al più importante festival di musica indipendente italiana, il “Mi AMI” di Milano.
Il Circolo ha ospitato quest’iniziativa nello spirito di pluralismo e apertura verso tutte le forze politiche antifasciste e democratiche – tra le quali rientrano a buon titolo i comunisti – che, coerentemente con il pluralismo che caratterizza i suoi soci e volontari, ha portato in passato a mettere a disposizione la sede di diversi soggetti politici o raggruppamenti culturali della sinistra.
Ci dispiace molto che in questa occasione molti abbiano finito per confondere i ruoli: il Tunnel è un’associazione culturale e ricreativa, non un soggetto politico, unire i comunisti non è suo compito né pertiene alla sua natura, il fatto che ospiti un’iniziativa non costituisce un’adesione ai suoi contenuti ma testimonia solo la volontà di permetterne l’espressione, contribuendo alla vita collettiva della città anche in ambiti nei quali non interviene direttamente quali quello della solidarietà internazionale, della lotta per i diritti del lavoro e della politica.
Non è nostro costume nasconderci dietro un dito e non lo faremo neanche in questa occasione, tanto più che si tratta invece dell’ambito musicale che è quello che più ci caratterizza.
Quello che non abbiamo saputo immaginare è che un’esibizione di quella natura potesse essere interpretata in senso letterale, generando una polemica che ha raggiunto i media nazionali, anziché per quello che era: una performance artistica finalizzata a destare scandalo e a provocare ma non certo a promuovere un ritorno della lotta armata o la ricostituzione delle Brigate Rosse.
Nel corso degli scorsi 16 anni il Circolo Arci Tunnel, anche collaborando con le istituzioni e sostenuto da un gruppo di giovani volontari ha promosso socialità, cultura e
divertimento, permettendo a migliaia di giovani di condividere – in sicurezza e in un ambiente sano – momenti felici e stimolanti e a tanti di impegnarsi nella partecipazione attiva e nel lavoro collettivo. Ha portato nella città di Reggio Emilia esperienze artistiche d’avanguardia nell’ambito della musica indipendente e valorizzato i suoi luoghi più suggestivi con iniziative di rilievo nazionale. Certamente non ha mai promosso la violenza e la costituzione di bande armate o istigato nessuno a commettere reati di alcun genere.
Per quanto non fosse certamente nostra intenzione ferire chi è stato toccato nella sua storia personale e familiare da vicende legate alla violenza politica in Italia, siamo increduli di fronte alla decisione dell’autorità giudiziaria di avviare un procedimento penale per il reato di istigazione a delinquere nei confronti del presidente del nostro Circolo e ci auguriamo che chi ci conosce condivida il nostro sconcerto e si mobiliti insieme a noi a sostegno suo.
Una canzone, un quadro, un libro possono essere oggetto di critica anche feroce, questo vale anche per la decisione di ospitare un concerto. Attribuire all’autorità giudiziaria il compito di reprimere l’espressione artistica dopo averne fornito un’“interpretazione ufficiale penalmente vincolante” quando questa offende qualcuno, apre la strada alla censura generalizzata o ad una repressione selettiva dai contorni così indefiniti da risultare del tutto arbitraria.
Ci auguriamo che questo nostro intervento, se non a placare gli animi più accesi e politicamente motivati serva a chiarire il nostro ruolo e la nostra posizione in questa vicenda, della quale quando si spegneranno i riflettori sensazionalistici dei media resterà solo un procedimento giudiziario del tutto sproporzionato.
Il direttivo del Circolo Arci Tunnel


