
Cinquant’anni fa era un bosco. Oggi, su 100mila metri quadrati di Appennino, sorge il Camping Le Fonti, una realtà che ha accompagnato generazioni di famiglie tra vacanze, amicizie e vita all’aria aperta.
Il campeggio festeggerà infatti il mezzo secolo il prossimo weekend, dall’11 al 13 settembre, con tre giorni di musica, spettacoli, gastronomia e iniziative per tutta la comunità.
La storia comincia con un’idea che all’epoca sembrava una follia: trasformare quel bosco in un campeggio. A immaginarlo furono Lina Albarelli e il padre Arrigo, conosciuto da tutti come “Monello”. Era il 1976, infatti, quando il progetto, innovativo per quei tempi, ottenne, a dire il vero non senza perplessita, il “via libera” dall’allora Giunta comunale.
“Oggi possiamo dirlo: quella follia si è rivelata una grande intuizione – racconta Andrea Bartoli, che oggi gestisce la struttura–. Mio nonno “Monello” ebbe l’idea, poi mia mamma Lina insieme al marito, mio padre, Enos, la fecero crescere con passione, sacrifici e tanto lavoro. Sono stati veri visionari: hanno visto il futuro prima che arrivasse”.
In mezzo secolo Le Fonti è diventato un camping 4 stelle, situato a circa mille metri di quota, con 260 piazzole e 220 bungalow, la maggior parte dei quali di proprietà. Nel tempo sono stati aggiunti anche una piscina coperta e riscaldata, centro benessere, ristorante/pizzeria, bar/mini-market, palestra, campo giochi per bambini, campi da calcio/pallavolo/bocce oltre ad un ricco programma estivo per bambini, con giochi, laboratori e attività ricreative.
Il programma dei festeggiamenti si aprirà venerdì 11 settembre con aperitivo, gnocco, pizza e la musica di Elia Ferretti. Sabato 12 sono previsti spettacoli di trapezio e falconeria, l’Aperitivo Thai, uno spettacolo di fuoco e la musica del DJ Gian Mario.
Domenica 13 spazio ai giochi con Fata Pallina e i clown; alle 12.30 è in programma il pranzo in piazza con tortelli e grigliata, seguito dallo spettacolo finale.
Da quel primo progetto sono passate cinque decadi, ma il campeggio continua a essere una storia di famiglia, tramandata di generazione in generazione. Una scommessa nata in un bosco e diventata una delle realtà più riconoscibili dell’Appennino.

