Un’estensione pari a circa 130 campi da calcio, una dimensione longitudinale di quasi 2,7 chilometri, una profondità variabile tra i 50 e i 10 metri. Non si è mai smesso di lavorare sull’imponente frana di Ca’ Lita, in comune di Baiso, sull’Appennino reggiano, già all’indomani dalla sua riattivazione, dopo gli eccezionali eventi meteo di maggio 2023. Ora, dopo la conclusione, nello scorso mese di agosto, di una serie di lavori di mitigazione per un totale di 2,5 milioni di euro, stanno per essere completati – termine previsto, fine ottobre – gli interventi urgenti di consolidamento a difesa degli abitati di Levazzano, Corciolano e Ca’ Lita per 1 milione 850mila euro. Ed è prevista la conclusione, entro l’anno, di un ulteriore stralcio dell’importo di 2 milioni di euro per opere di consolidamento e mitigazione del rischio frana. Prosegue, insomma, un monitoraggio permanente del versante franoso.
I lavori sono stati realizzati con risorse di ordinanze commissariali (nei primi due casi) e con fondi Fesr (per quelli che si concluderanno a fine 2026), in una zona soggetta a un controllo continuo da parte dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile (Ufficio territoriale bacini idrografici Enza-Crostolo-Tresinaro) tramite Gps, droni e laser, con il supporto scientifico e le analisi sperimentali e numeriche condotte dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dall’Università di Modena e Reggio Emilia (UniMoRe).
A Ca’ Lita si è svolto oggi un nuovo sopralluogo della sottosegretaria alla Presidenza con delega alla Protezione civile, Manuela Rontini, accompagnata da Fabio Spezzani, sindaco di Baiso, e dai tecnici dell’Agenzia regionale. Presente anche Alessandro Corsini, professore ordinario di Geologia Applicata all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
“Ero venuta qui nell’estate scorsa, insieme al presidente de Pascale, proprio quando stavano partendo una serie di lavori di consolidamento e mitigazione- ha ricordato Rontini-. Torno ora, conclusa la seconda tranche di lavori e mentre stanno terminando altri due interventi: tutto questo è prova della massima attenzione, da parte della Regione, alla situazione di Ca’ Lita, uno dei movimenti franosi più grandi e complessi a livello nazionale. Andiamo avanti con il monitoraggio continuo da parte dei tecnici: dopo gli eventi di maggio 2023 e l’immediato intervento di somma urgenza che ha visto l’asportazione di oltre 500mila metri cubi di materiale dal fronte della colata- prosegue Rontini-, abbiamo proceduto con una serie di indagini, studi e monitoraggi, anche con il supporto tecnico-scientifico dell’Università di Modena e Reggio Emilia e di Ispra, che desidero ringraziare per la preziosa collaborazione. Abbiamo attivato ogni forma di finanziamento possibile, dalle ordinanze della struttura commissariale ai fondi Fesr, a fondi regionali: l’obiettivo- aggiunge la sottosegretaria– è far fronte a una criticità, quella delle frane, che qui a Ca’ Lita ha una dimensione enorme ma che è molto diffusa in tutto il nostro Appennino, territorio tanto bello quanto fragile. Il presidio del territorio montano rappresenta per la Regione una priorità assoluta”.
La frana di Ca’ Lita
Uno sviluppo planimetrico complessivo di circa 2,7 chilometri, una profondità che varia tra gli oltre 50 metri della superficie di scivolamento al di sotto della Piana e i 10 metri in corrispondenza del restringimento della porzione mediana della colata. Sono le dimensioni della frana di Ca’ Lita, il cui grande corpo occupa quasi tutta la valle del Rio Cargnone, affluente del Secchia. Lo stesso, in realtà, è formato da numerose frane minori, che convergono sul fondovalle: il corpo franoso è, infatti, un sistema complesso costituito da quattro “rami”, dal volume totale, comprensivo della colata, calcolato in alcune decine di milioni di metri cubi di materiale. A maggio 2023, con la riattivazione del movimento franoso, si è dovuto intervenire con una somma urgenza, a opera dell’Ufficio Territoriale di Reggio Emilia dell’Agenzia regionale. Con questo cantiere da 3 milioni di euro (finanziato attraverso l’ordinanza 6/2023) sono stati asportati oltre 500mila metri cubi di materiale dal fronte della colata ed è stato possibile limitare l’avanzata della frana fino al fondovalle, salvaguardando tutta una serie di realtà: le abitazioni in località Muraglione, la transitabilità della strada provinciale 486R, che è rimasta sempre garantita, e l’officiosità dell’alveo del fiume Secchia. Il materiale asportato è stato depositato in corrispondenza di un terrazzo alluvionale demaniale in sinistra idraulica del fiume Secchia; successivamente, è stato re-impiegato anche per interventi di ripristino di importanti erosioni alle sponde spondali del corso d’acqua.
Le opere realizzate
Dopo gli eventi alluvionali e la dichiarazione dello stato di emergenza da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso le ordinanze del commissario straordinario alla ricostruzione sono state stanziate risorse importanti per intervenire nei territori colpiti. Tra le opere previste e realizzate, i due stralci di lavori per la mitigazione del rischio connesso alla frana di Ca’ Lita (2,5 milioni con l’ordinanza 8/2023 e 1 milione 850mila euro con l’ordinanza 33/2024). A queste risorse si aggiunge l’ulteriore finanziamento da 2 milioni di euro dei fondi Pr Fesr Emilia-Romagna Azione 2.4.2: l’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile (Ufficio territoriale bacini idrografici Enza-Crostolo-Tresinaro) è soggetto attuatore dei lavori (prima fase), che termineranno a fine anno. Sempre l’Agenzia regionale ha candidato ai fondi Pr Fesr la seconda fase, su cui si è aperta l’istruttoria: si tratta di un ulteriore stralcio da 6,7 milioni di euro.

