«Avvicinare i ragazzi alle istituzioni, valorizzare il loro punto di vista per affrontare il disagio giovanile e conoscere da vicino il loro mondo, al fine di immaginare interventi sempre più efficaci e di iniziare a far sentire gli studenti parte attiva della società»: con queste parole il prefetto, Iolanda Rolli, ha sintetizzato gli obiettivi dell’incontro tenutosi questa mattina in prefettura tra gli alunni degli istituti superiori Bus Pascal e Canossa e i rappresentanti delle istituzioni parti del tavolo per il contrasto al disagio giovanile.
Oltre alle classi, accompagnati dai professori e dai dirigenti scolastici, erano quindi presenti il questore, Giuseppe Ferrari, il vicecomandante provinciale dei carabinieri, Aniello Mautone, il comandante provinciale della guardia di finanza, Filippo Ivan Bixio, il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Antonio Annecchini, la vicepresidente della provincia, Elena Carletti, il dirigente di “officine educative” del comune di Reggio Emilia, Roberto Montagnani, il prorettore, Giovanni Verzellesi, e il professore di psicologia sociale, Loris Vezzali, dell’UNIMORE, e la professoressa Cinzia Conti dell’ufficio scolastico.
Dopo una breve presentazione della propria amministrazione, i componenti istituzionali hanno spiegato, ognuno per la parte di propria competenza, quale è il loro contributo al tavolo per il contrasto al disagio giovanile e quale è il valore di lavorare in sinergia.
Per il questore, «è fondamentale lavorare insieme al mondo della scuola e dell’università, perché il disagio giovanile non è solo un problema di ordine pubblico, ma anche e soprattutto una questione di educazione al vivere in una comunità». Dello stesso tenore gli interventi dei vertici di carabinieri, guardia di finanza e vigili del fuoco, che hanno messo l’accento sull’importanza di formare e di informare i giovani, anche sulle conseguenze delle attività che pongono in essere.
I rappresentanti del comune e della provincia, poi, hanno raccontato le numerose iniziative che da tempo vengono realizzate per i giovani, e di come il tavolo istituito in prefettura abbia contribuito a metterle a sistema.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il fondamentale apporto dell’ufficio scolastico, che ha coordinato tutti gli istituti scolastici coinvolti nelle iniziative ed ha curato i rapporti con l’università, altro soggetto protagonista delle iniziative in questione. Per il prorettore, infatti, «la funzione di UNIMORE nel contrasto al disagio giovanile è quella di dare una chiave scientifica alle iniziative immaginate dalle istituzioni territoriali, e questo rappresenta un esempio emblematico di come si concretizza la cosiddetta “terza missione” dell’università, che mette a disposizione delle amministrazioni il sapere scientifico per metterle nelle condizioni di affrontare più efficacemente i problemi del territorio».
La parola, poi, è passata ai ragazzi, che, interloquendo con i rappresentanti delle istituzioni, hanno messo in luce gli aspetti più critici del tema del bullismo e le problematiche che lo rendono un fenomeno difficile da affrontare. È emerso, in particolare, come si tratti di un problema che caratterizza più che altre la realtà della scuola secondaria di primo grado (cd. medie), e come spesso alla base di comportamenti violenti vi è l’intento di richiamare l’attenzione del mondo degli adulti, concepito come distante.
Gli alunni, in seguito, hanno suggerito delle ulteriori iniziative, tra cui la realizzazione di un app per confrontarsi anonimamente, tra ragazzi e tra ragazzi ed adulti, sulle problematiche legate al bullismo, e la realizzazione di una campagna pubblicitaria per diffondere le attività già in atto sulla tematica.
In chiusura il prefetto, nel cogliere con interesse le proposte formulate dagli alunni, ha ringraziato tutti i presenti ed ha anticipato che «a marzo si terrà una giornata all’università dove enti locali, forze di polizia e mondo della scuola, a due anni dall’istituzione dell’apposito tavolo, esporranno alla cittadinanza le iniziative intraprese per contrastare il disagio e la devianza giovanile al fine diffonderle e di renderle sempre più fruibili non solo ai ragazzi, ma anche ai loro principali punti di riferimento: genitori, insegnanti e allenatori».

