“Basta prese in giro per i lavoratori precari della scuola”. Presidio SGB davanti alla Prefettura

In occasione della giornata nazionale di mobilitazione lanciata dal movimento dei precari della scuola per il 17 gennaio, SGB (Sindacato Generale di base) ha indetto un presidio a Reggio Emilia davanti alla sede della locale Prefettura per rivendicare principalmente: il superamento di tutte le discriminazioni salariali, normative e contrattuali tra lavoratori precari e di ruolo e la stabilizzazione di tutti precari che hanno maturato i 36 mesi di servizio come stabilisce la normativa europea.

“Mentre a Roma sono tutti impegnati nella perenne campagna elettorale e a spacchettare il ministero dell’istruzione -spiegano gli organizzatori-, i lavoratori della scuola continuano a rimanere precari e sottopagati! Il Governo Conte vuole “risolvere” la questione del precariato storico della scuola con un concorsino “straordinario” bandito per soli 24.000 posti a cattedra a fronte degli oltre 150mila contratti a tempo determinato, stipulati dall’inizio dell’anno scolastico 2019/2020, nelle diverse province italiane.

Ancora una volta si è persa un’occasione importante per stabilizzare realmente centinaia di migliaia di lavoratori perennemente assunti a tempo determinato, che invece consentono da anni, con il loro impegno quotidiano e la loro professionalità, il funzionamento della scuola pubblica nel nostro Paese. Il cambio al vertice del Ministero sta inoltre rallentando la tabella di marcia delle procedure concorsuali.

Sembra sempre più difficile che il governo possa mantenere l’impegno di emettere i bandi dei concorsi (ordinario e straordinario) per il prossimo mese di febbraio e di effettuare le relative immissioni in ruolo già dal primo settembre 2020. Permane inoltre la solita ambiguità delle passate disposizioni su cosa studiare ai fini del superamento dell’unica prova scritta selettiva “computer based” che non valorizza minimamente le conoscenze, le competenze, l’esperienza e la professionalità maturata sul campo dai docenti. La questione del precariato della scuola italiana viene da lontano e, purtroppo, sopravviverà anche ai prossimi concorsi poiché si fonda su un consenso politico trasversale”.

“Lavorare da precari -concludono gli organizzatori del presidio- significa non avere certezza di nulla: nessuna garanzia lavorativa per una massa di docenti esclusi dai principali diritti economici (scatti stipendiali, permessi retribuiti) e nessuna garanzia di continuità didattica per gli alunni e le famiglie.
Il personale precario della scuola (docenti e ATA) costituisce un enorme esercito di riserva a basso costo, utile anche a condizionare negativamente i livelli salariali del personale in servizio a tempo indeterminato. Per queste ragioni è di fondamentale importanza la solidarietà tra lavoratori di ruolo e precari!”.

nsr