Una notizia importante e positiva per la gestione del servizio idrico nel nostro territorio. Pochi giorni fa sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con cui il Tar di Parma ha respinto il ricorso di Acea, multiutility romana, contro il bando di gara emesso da Atersir per individuare il socio privato di Arca, società mista a maggioranza pubblica a cui sarà affidata la gestione del servizio idrico in provincia di Reggio Emilia.
Secondo Acea, la gara impostata non avrebbe consentito «il calcolo di convenienza economica per la formulazione dell’offerta» e avrebbe contenuto «elementi tali da impedire in concreto la formulazione di un’offerta seria, congrua e ponderata e minimamente remunerativa», oltre a prevedere «in capo ad Arca tutti i poteri di approvazione dei piani industriali ed economici, attribuendo al socio privato il solo potere di proposta». Di tutt’altro parere il Tar, per cui «la disciplina di gara poneva gli interessati, sin dalla pubblicazione del bando, nella condizione di conoscere tutti gli elementi necessari per valutare la possibilità di un’eventuale partecipazione». Nella sentenza il Tribunale ha anche ribadito che ciò che conta non debba essere la «convenienza dell’operazione per il singolo soggetto imprenditoriale».
Già di per sé la presenza di un primo ricorso – poi ritirato – di Iren, oltre a quello di Acea, dimostra come vi sia stata una terzietà da parte degli enti locali e di Atersir nel ricercare un modello in grado di garantire il controllo effettivo del territorio sui servizi, assegnando gli oneri finanziari al gestore privato e affidando il controllo di gestione al servizio pubblico. Le motivazioni del Tar poi confermano la bontà della costruzione del bando, sottolineando la legittimità di un’impostazione che mette in primo piano la qualità del servizio, e non la remunerazione del capitale privato.
A questo punto, una volta conclusa la gara, sarà compito fondamentale delle istituzioni locali e della politica confermare in ogni passaggio il forte controllo pubblico di Arca, coerente con l’idea di società mista con i Comuni reggiani al 60%, contro il 40% del socio gestore privato. Per migliorare un servizio già di qualità saranno necessari uno stretto controllo e la verifica continua della qualità degli interventi del gestore e del rispetto del piano di investimenti, oltre al mantenimento sul territorio di laboratori e altre strutture. Impegni che i Comuni reggiani hanno già preso negli anni scorsi e che oggi vanno riaffermati convintamente, in un momento in cui è ancora più evidente la necessità di mantenere i servizi fondamentali saldamente in mano al pubblico. Non solo sanità, scuola, trasporti, ma anche il servizio idrico integrato.

Abbiamo sempre sostenuto che la strada maestra per la gestione del servizio idrico integrato fosse la completa ripubblicizzazione e, dopo aver constatato che non c’era un accordo su questa opzione, abbiamo lavorato affinché il compromesso della scelta di una società mista a forte controllo pubblico e territoriale diventasse un buon compromesso. I ricorsi e le motivazioni della sentenza ci dicono che effettivamente il lavoro fatto è stato importante e che ci sono tutte le condizioni perché questo modello garantisca la finalità pubblica, e non di remunerazione del capitale, di un servizio essenziale come l’acqua.
Lanfranco de Franco, Assessore alla Casa e alla Partecipazione del Comune di Reggio Emilia

