Mi ero ripromesso di limitare i miei interventi sulla kermesse can(a)ra all’amara constatazione dello stridente contrasto tra le catastrofi che ci circondano e il Truman show nostrano, che tutto oblia e sopisce.
Ma non ho potuto, purtroppo.
Leggere per interminabili ore commenti e articoli che incensavano il bacio tra i due cantanti (almeno per quanto mi consta) come inno all’amore, alla trasgressione, alla libertà mi colma di stupore e indignazione e misura plasticamente a che punto siamo giunti dopo tre anni di distanziamento sociale ed emergenza permanente.
Infatti, mentre costoro si ergono a paladini dell’amore, della trasgressione e della libertà, la nostra società è attraversata da empiti di odio e intolleranza mai visti in precedenza e non ha alcuna pietà e cura per i “diversi” (che ovviamente per chi scrive non lo sono, in nessun caso), proprio quelli che si vorrebbero salvaguardare: peccato che vi siano diversi più diversi, ai quali pensare in modo differente sulla gestione della pandemia, sulla guerra, sul rapporto ormai patologico tra potere e cittadinanza non è consentito e pertanto debbono essere ridicolizzati, silenziati, oppressi.
Che libertà sarebbe baciarsi nella bolla felice di Sanremo, quando fuori da essa la società non tollera alcun dissenso?
Che messaggio si vuol trasmettere, se non rassicurare che tutto ci è concesso, a patto di allinearsi e stare buoni e tranquilli?
Non si tratta soltanto di audience e di raccolta pubblicitaria, i prodromi del capitalismo d’antan che va bene per sinistra e destra: qui è in gioco molto di più e ha a che fare con la vera libertà, quella dal pensiero unico.
Francesco Fantuzzi


