Conoscere da vicino le diverse realtà del territorio, a partire da quelle educative, scoprendone le peculiarità, come nel caso della scuola Steiner-Waldford di Reggio Emilia.
Tenere alta l’attenzione sui bisogni della comunità carceraria negli istituti penitenziari della regione, ognuna nelle sue specificità.
Questi i due obiettivi della giornata reggiana dell’assessora regionale alla Scuola, Politiche per l’Infanzia, Welfare e Terzo settore, Isabella Conti, che questa mattina ha visitato il giardino d’infanzia paritario “San Michele” e la scuola primaria paritaria “Dodecaedro”, gestiti dalla Cooperativa “Libera Scuola Steiner-Waldorf”, accompagnata dall’assessora alle Politiche educative del Comune di Reggio Emilia, Marwa Mahmoud; mentre il pomeriggio è dedicato al sopralluogo ad alcune sezioni dell’Istituto penale di Reggio Emilia con l’assessora comunale alla Cura delle persone, Annalisa Rabitti.
Visita alla scuola Steiner-Waldorf di Reggio Emilia
Favorire la scoperta dei diversi talenti presenti in ogni bambino e bambina nella loro interezza (testa, cuore, mani), eliminando gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo verso la responsabilità, l’autonomia, la consapevolezza di sé. Sostenere così l’acquisizione di capacità sociali, in grado di sviluppare il pensiero critico, un pensiero rinnovato che possa contribuire a migliorare il mondo.
È questa la missione educativa che si pone la scuola Steiner-Waldorf presente in 80 Paesi con oltre un milione di allievi e allieve: di questi 150 sono a Reggio Emilia, 65 bambine e bambini nelle tre sezioni miste (3-7 anni) al Giardino d’infanzia “San Michele”, che dal 2021 fa parte del sistema educativo integrato 0-6 anni del territorio, e 85 nelle cinque classi della scuola primaria “Dodecaedro”. Da gennaio 2014, sono entrambe gestiste dalla Cooperativa Libera Scuola Steiner-Waldorf e da diversi anni hanno ottenuto la parità dall’Ufficio scolastico regionale. La pedagogia steineriana si basa sull’esperienza attiva e sulla comprensione, anziché sulla memorizzazione, per stimolare il pensiero critico, utilizza in modo marginale i classici testi scolastici e non ricorre alla lezione frontale. Oltre alle materie tradizionali, offre ampio spazio all’arte, alla musica, alle attività manuali e al teatro. Nell’età della scuola dell’infanzia, vengono salvaguardate la meraviglia, la curiosità e la fantasia attraverso il gioco libero, il rapporto con la natura, la socialità.
“Una società aperta e inclusiva ha bisogno di un’offerta educativa plurale, capace di dialogare con sensibilità e percorsi differenti- sottolinea Conti-. La visita alla scuola steineriana di Reggio Emilia è l’occasione per conoscere un’esperienza pedagogica consolidata nel mondo, apprezzata da molte famiglie e da molti insegnanti, che pone particolare attenzione allo sviluppo armonico della persona, alla profonda conoscenza dei bambini e delle bambine e al rispetto dei loro tempi di crescita. Il valore di un sistema educativo sta anche nella sua capacità di offrire opportunità diverse, nel rispetto dei principi comuni che mettono al centro i diritti dei bambini, la qualità dell’insegnamento e la libertà di scelta delle famiglie. È dal confronto tra esperienze e culture educative differenti che possono nascere riflessioni e stimoli utili per tutta la comunità educante”.
Visita alla Casa Circondariale
L’istituto penitenziario di Reggio Emilia è particolarmente complesso, caratterizzato da una significativa diversificazione dei circuiti detentivi. Tra questi si trovano l’articolazione per la salute mentale dedicata agli uomini, l’unica sezione per detenute transgender della regione, una sezione femminile per detenute in media sicurezza e un’altra femminile per familiari di collaboratori di giustizia.
“Dall’inizio del mandato, anche insieme al presidente Michele de Pascale, abbiamo intrapreso una serie di visite negli istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna, a partire dalla Dozza di Bologna, poi alla Casa circondariale Sant’Anna di Modena, alla Casa circondariale Costantino Satta di Ferrara e oggi al carcere di Reggio Emilia- prosegue Conti-. Un percorso di ascolto e confronto che consideriamo indispensabile per conoscere da vicino le condizioni di vita delle persone detenute e di chi lavora negli istituti, e per affrontare le principali criticità del sistema carcerario: dal sovraffollamento all’assistenza sanitaria, fino ai percorsi di reinserimento sociale. Oggi il carcere continua a essere un luogo segnato da degrado e condizioni che rendono più difficile svolgere quella funzione rieducativa prevista dalla Costituzione”.
“Abbiamo più volte chiesto al Governo di intervenire per risolvere il sovraffollamento non più sostenibile, adeguare le risorse e il personale perché la sfida è tenere insieme sicurezza e diritti, legalità e inclusione. Non sono obiettivi in contrapposizione, al contrario, una società è più sicura quando è capace di offrire opportunità reali di cambiamento, contrastare la recidiva e accompagnare le persone in un percorso di responsabilizzazione e reinserimento nella comunità- chiude l’assessora-. A questo proposito, abbiamo di recente finanziato con 1,5 milioni di euro i percorsi di inclusione socio-lavorativa per le detenute e i detenuti del territorio regionale e continueremo a fare la nostra parte”.

