Continua la rassegna del mercoledì sera con i film d’essai al cinema Boiardo di Scandiano in via XXV Aprile, mercoledì 24 ottobre alle ore 21 con il film del regista Valerio Attansaio dal titolo “Il Tuttofare” che ha un cast d’eccezione tra il quale Sergio Castellitto, Elena Sofia Ricci.
Per l’occasione sarà presente in sala il regista che dopo la proiezione del film si fermerà con il pubblico per raccontare le fasi di creazione e realizzazione del film.
L’evento è in collaborazione con la FICE Emilia Romagna nell’ambito della rassegna “Riusciranno i nostri eroi” alla quale partecipano 16 sale d’essai dell’Emilia-Romagna che, per il sesto anno proporrà proiezioni e incontri con autori e registi, offrendo così nuovi spazi e opportunità di programmazione a opere meritevoli e ricche di potenzialità.
Antonio Bonocore è un praticante legale che lavora – senza contratto e per 300 euro al mese – come assistente del chiarissimo professor Toti Bellastella, principe del foro e docente di Diritto penale. Per Bellastella Antonio fa di tutto, comprese la spesa e la preparazione di pasti gourmet, precipitandosi ogni giorno dall’agro romano al centro della Capitale dopo due ore di trasporti pubblici. Ma il suo zelo polivalente non basta: per fargli compiere il salto di qualità Bellastella propone al giovane praticante il sacrificio personale di impalmare l’amante spagnola dell’avvocato e permetterle di acquisire la cittadinanza italiana. Riuscirà Antonio a mediare fra la sua coscienza e il desiderio di affermarsi in un mondo dominato dalle raccomandazioni? Debutta con una storia che parte dall’amara esperienza della sua generazione (classe 1978): quella di confrontarsi con un mondo del lavoro che concede ai giovani (non raccomandati) unicamente la possibilità di essere sfruttati dalla generazione ex sessantottina che si è presa tutto e ha lasciato ai posteri solo le briciole. Ad incarnare quella generazione è Sergio Castellitto, che nei panni di Toti Bellastella regala la prova d’attore che da sola vale il prezzo del biglietto. Castellitto costruisce un personaggio (molto ben scritto da Attanasio) spassoso ma che non concede nulla all’empatia del pubblico: un cattivo carismatico che non strizza l’occhio agli spettatori e non li invita subliminalmente all’emulazione. Il problema è che Castellitto giganteggia non solo sul volonteroso ma attorialmente più fragile Guglielmo Poggi, già visto in Smetto quando voglio, ma anche su una trama ben costruita nelle premesse ma più incerta nello svolgimento e soprattutto nella conclusione. Quando Bellastella scompare dalla scena anche la narrazione svapora, e Attanasio procede ad affastellare freneticamente accadimenti per compensare il vuoto lasciato da un mattatore che non fa prigionieri usando il latino(rum) come una spada laser.

