Anvg Reggio Emilia alla commemorazione della battaglia di Tarnova

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In occasione del 78° anniversario della Battaglia di Tarnova della Selva (allora in provincia di Gorizia, oggi Slovenia), una delegazione dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra è giunta a Gorizia da Reggio Emilia per partecipare alle celebrazioni organizzate dall’Associazione Combattenti Decima Flottiglia MAS-RSI per commemorare il 20 e 21 gennaio, date salienti della battaglia per Gorizia.
L’importanza di questo evento bellico per la nostra storia nazionale: la Xª  MAS era presente a Gorizia da inizio 1944, dietro impulso del Comandante Junio Valerio Borghese, ben consapevole che nel momento del cedimento delle truppe tedesche, a Trieste, Gorizia, Fiume e in Istria, il vuoto lasciato dai tedeschi sarebbe stato colmato dalle truppe di Tito, pronte a rivendicare quei territori e ad infierire sulla popolazione italiana, come già accaduto nel settembre 1943. I rapporti tra Decima e tedeschi non furono mai ottimali, soprattutto nel nord-est occupato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, ridenominato “zona operazioni litorale adriatico”: in quest’area il Tricolore poteva sventolare ancora solo sui pennoni delle caserme e delle ridotte della Xª, difeso dalle armi dei Marò.

Verso la fine del 1944 Tarnova della Selva rappresentava l’ultimo baluardo a difesa della città di Gorizia dai partigiani comunisti titini intenzionati a dilagare in tutto il Friuli Venezia Giulia, occupando e annettendo alla nascente Jugoslavia i territori italiani fino alle sponde del Tagliamento. Già dal 1943, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre, si stava compiendo nella Venezia Giulia e in Istria una sistematica pulizia etnica di cittadini non slavi non appena i territori venivano occupati, anche temporaneamente, dagli elementi titini. Molti finirono nelle foibe ( emblematico il caso di Norma Cossetto ) e tanti altri deportati nei campi di prigionia.  Non furono uccisi e imprigionati solo coloro che erano membri delle forze italo-tedesche  ma anche tanti esponenti dei comitati di liberazione nazionale che non si rifacevano all’ideologia comunista. Un esempio lo sterminio della Brigata partigiana Osoppo ad opera di elementi comunisti delle Brigate Garibaldi alleate con il IX° Corpo sloveno di Tito.

In questo scenario si cala la difesa dell’abitato di Tarnova, nel gennaio 1945, ad opera dei militari del Battaglione Fulmine della Decima Flottiglia MAS. Il piccolo centro abitato, evacuato dalla popolazione civile, si trovava in una posizione altamente strategica, dominando la Statale 307 che collegava Aidussina a Gorizia, una delle principali arterie viarie carsiche. A partire dal 9 gennaio 1945, il Battaglione Fulmine alle prime avvisaglie di un’offensiva slava, forte di 216 uomini, decise la fortificazione dell’area,procedendo alla costruzione di diversi fortini, nidi di mitragliatrici e campi minati.
Il 19 gennaio cominciò l’attacco jugoslavo, preceduto da un bombardamento di artiglieria e mortai che investì in pieno tutti i capisaldi, ma i partigiani slavi, nonostante la superiorità numerica di tre a uno, non riuscirono a sfondare le difese della Decima, riportando al contempo pesantissime perdite.
Il giorno seguente l’attacco riprese più furioso appoggiato dal fuoco dei mortai che distrussero uno a uno i capisaldi italiani che essendo privi di armamento pesante non potevano attuare fuoco di controbatteria se non con qualche lanciabombe Brixia. I Marò, costretti a ripiegare per le fortissime perdite subite, posero l’ultima linea di difesa in alcuni fabbricati situati in posizione dominante. Armati di sole armi leggere, fucili, mitragliatrici e qualche lanciabombe, ressero l’urto di oltre 1500 slavi armati con mortai e cannoni anticarro.

Oramai a corto di munizioni e di uomini, la metà dei militi era morta, ferita o dispersa, nella notte del 21 gennaio il Fulmine riconquistò alcune postazioni. Quanto rimaneva del Battaglione, una trentina di uomini ancora abili al combattimento, resistette ad ulteriori attacchi del nemico, fino all’arrivo di una colonna italo-tedesca composta dai Battaglioni Valanga e Sagittario della Decima, da tre blindati tedeschi e da un’aliquota di fanteria germanica. I rinforzi ruppero l’accerchiamento e trassero in salvo gli ultimi superstiti del Fulmine. Entrati a Tarnova i partigiani non risparmiarono quei Marò feriti che avevano trovato riparo in una casa del paese adibita a posto di medicazione, assassinandoli tutti.
I superstiti del Battaglione Fulmine rientrarono a Gorizia, dove furono accolti tra gli applausi della popolazione per lo scampato pericolo di essere conquistati da Tito: nei giorni seguenti, furono celebrati i funerali degli uomini caduti, al cospetto dell’intera popolazione. Per l’eroismo dimostrato, lo Stendardo del Battaglione Fulmine venne decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. I titini non tentarono più di avanzare su Gorizia, entrandovi solo il 2 maggio 1945.

Le celebrazioni organizzate dall’Associazione Combattenti Decima Flottiglia MAS-RSI sono iniziate nella mattinata di sabato 21 all’interno del Comune di Gorizia deponendo un mazzo di fiori sotto la lapide in memoria dei dipendenti del comune di Gorizia che furono deportati durante i quaranta giorni di occupazione della città da parte delle truppe jugoslave nella primavera del 1945. Presente alla cerimonia l’Assessore ai Grandi eventi, Arianna Bellan. Nel pomeriggio una messa a suffragio dei Caduti, celebrata nella Cappella che sovrasta il Sacrario Militare di Redipuglia, ove riposano 100.000 Caduti della Grande Guerra.

In una mattinata domenicale sferzata dalla bora proveniente da Trieste, le Associazioni d’Arma e degli Esuli si sono ritrovate al Parco della Rimembranza di Gorizia, schierate davanti ai resti del Monumento ai Caduti della 1GM distrutto con l’esplosivo dagli slavi, per deporre una corona sulla lapide dedicata ai Volontari di Guerra Goriziani e ricordare a tutti i presenti la Storia e le ricadute del sacrificio di chi cadde per difendere l’Onore, i Confini d’Italia e la vita dei goriziani. La cerimonia si è conclusa con lo schieramento davanti al muro di nomi che ricorda i 40 giorni di martirio della città giuliana, durante i quali verranno deportate oltre 1500 persone, della maggior parte delle quali non si è più saputo niente. E’ facilmente immaginabile l’abisso in cui sarebbe stata precipitata Gorizia , e non solo, se la Decima non avesse difeso fino all’ultimo territorio ed abitanti.
Le celebrazioni sono poi proseguite presso il cimitero monumentale di Gorizia seguendo un vero e proprio “percorso della Memoria” in cui sono stati ricordati ed onorati i Caduti della Decima, i Volontari Giuliano-Dalmati, i Caduti della G.N.R., i ( pochi ) rinvenuti nelle foibe della zona, i Caduti del Battaglione Bersaglieri “Mussolini”. Numerosi gli interventi dei Presidenti delle associazioni presenti ed estremamente toccanti quelli dei Reduci e dei loro parenti.