Sabato 10 settembre, alle ore 17, presso la sala del Consiglio Comunale di Scandiano in Corso Vallisneri, l’associazione Scandian le un gran Scandian, il Comitato di Croce Rossa di Scandiano e l’ASMER (Associazione Studi Militari Emilia Romagna) presentano il libro “Il mio diario di Battaglia e della mia prigionia 1915-16-17″ scritto da Balázs Juhász professore ordinario dell’Università di Budapest. Il volume tratta il diario di un soldato ungherese che, inviato sul Fronte italiano durante la Grande Guerra, venne fatto prigioniero e inviato nel Campo di Prigionia di Scandiano. Oltre l’autore interverrà anche Pintér Tamàs, Presidente di Nagy Háború Kutatásáért Közhasznú Alapítvány, principale associazione ungherese che tratta la tematica della Grande Guerra e caporedattore dell’Archivio Nazionale Ungherese. presenzieranno anche le autorità civili e militari ungheresi quali il console e l’Addetto Militare dell’ambasciata.
nonostante il Campo di Prigionia scandianese fosse conosciuto a livello nazionale e internazionale, oggi la sua storia è sconosciuta a molti scandianesi. Per questa ragione è doveroso intraprendere un progetto di ricerca e valorizzazione di questa storia scandianese e reggiana che rappresenta certamente una delle pagine più significative di quel periodo storico.

Tornando al diario, si può dire che ha dei contenuti davvero eccezionali perché ci riporta la vita vissuta dentro e fuori dal campo e la quotidianità di questi prigionieri. Avvenimenti, curiosità e il loro legame con gli scandianesi, uno spaccato dell’epoca che certamente ci aiuterà a capire ancora meglio sia la storia del Campo di Prigionia ma anche com’era quella Scandiano di oltre 100 anni fa. I primi prigionieri arrivarono a Scandiano nel settembre del 1915 e tra questi c’era anche il militare che scrisse il diario. Annotò molto dettagliatamente questo arrivo e di quando, scortato dai soldati italiani e gli scandianesi stupiti, marciò verso la Rocca di Scandiano. Degli oltre 1000 prigionieri rinchiusi circa 300 furono utilizzati per lavorare in tutta la provincia reggiana.
Una delle infrastrutture più significative fu certamente la strada Ventoso/Motebabbio che unisce i Comuni di Scandiano e Castellarano costruita tra il 1916 e il 1918.
Grazie anche alle pubblicazioni sappiamo che questi prigionieri furono trattati bene e anche in questo diario ne troviamo assoluta conferma. Si legge infatti che avevano la possibilità di fare il bagno in Tresinaro, scambiare parole con gli scandianesi e passeggiare nei nostri colli. Potevano fare attività sportive e culturali. La loro salute era sempre una priorità per il Comandante del Campo.
Da ricercatore storico ma soprattutto da scandianese, non posso che essere orgoglioso di tutto questo perché tra il 1915 e il 1918 a Scandiano si scrisse una pagina di umanità in un momento in cui il mondo intero era sprofondato nel buio più totale.
Per l’occasione verrà esposto eccezionalmente il materiale fotografico e documentale del Campo di Scandiano. Materiale inedito raccolto in questi anni nelle mie ricerche.
Marco Montipò


