I comunisti reggiani nel giorno del ricordo hanno reso omaggio ai partigiani Jugoslavi in Italia per la liberazione dal nazifascismo

I comunisti reggiani e l’associazione Renato Vacondio Bergonzi, sabato 12 febbraio, in occasione del giorno del ricordo, hanno ricordardato l’impegno e il sacrificio dei Partigiani stranieri che hanno operato in Emilia Romagna per la liberazione dal nazifascismo, tra i quali 70 combattenti Jugoslavi, di cui 4 caduti.
Inoltre anche i Partigiani dell’Emilia Romagna che hanno operato all’estero: 1291 combattenti in Jugoslavia, dei quali caduti 247. Tra essi, solo pochi giorni fa, era l’anniversario di Valdo Magnani, partigiano decorato in Jugoslavia.

Questa è storia non propaganda, a Case Cattalini, sul nostro Appennino, appena sopra a Civago, è impressa sul granito.
In Emilia il numero più consistente di partigiani jugoslavi è a Piacenza dove hanno combattuto almeno tre comandanti importanti.

Giovanni (Johan) Grcavaz “lo slavo”, nato nel 1910 a Risan in Montenegro, fuggito nel settembre 1943 dal campo di Cortemaggiore, libera la Valdarda insieme a Vladimiro Bersani nel maggio 1944, poi è comandante della 62^ Brigata Garibaldi Evangelista, viene degradato dopo il rastrellamento invernale . Nel dopoguerra si sposa ma è internato a Fraschette di Alatri. Quindi emigra negli Usa. Su di lui è uscito un bel libro di Franco Sprega (Il comandante che veniva dal mare).

Dusan Milic “il montenegrino”, nato nel 1912 a Nova Gorica, quindi era sloveno, fuggito nel settembre 1943 dal campo di prigionia di Busseto, è protagonista della resistenza a Bardi nel parmense, poi è comandante della 60^ Brigata Garibaldi Stella Rossa nella sinistra Valnure, poi svolge un ruolo secondario dopo il rastrellamento. Resta in Italia almeno fino al 1946, poi se ne perdono le tracce.

Ernesto Poldrugo “l’istriano”, nato nel 1913 a Pola, impegnato nella Resistenza in Istria, poi tra Emilia e Liguria in Val Ceno, quindi nel piacentino nella destra Valnure. Da agosto è in Val d’Aveto ed è protagonista della Liberazione di Genova, come comandante della 59^ Brigata Garibaldi Caio. Verrà ucciso misteriosamente a Roma nel 1969 ed è sepolto al Verano.

Per il quadro nazionale è di importante completezza storica il volume di Andrea MartocchiaI “I PARTIGIANI JUGOSLAVI NELLA RESISTENZA ITALIANA”. Storie e memorie di una vicenda ignorata, Odradek, Roma 2011.

Nel giorno del ricordo appena concluso, o meglio del ricordo sfuocato, istituzioni, politici, storici, tv e giornali hanno vergognosamente omesso il ricordo di larga parte della storia, a conferma della strumentalizzazione politica, storica e dei partiti che accompagna questa ricorrenza.
Ora però, andateglielo a dire ai partigiani, sia italiani che jugoslavi, che hanno liberato l’Europa dal nazifascismo, che dopo 77 anni sarebbero stati considerati peggio dei loro aguzzini, a conferma che hanno dato la vita e sono morti per nulla: Giorno del ricordo sfuocato.

Alessandro Fontanesi