Ruolo assegnato ai Comuni da Draghi nella riduzione delle emissioni al 2030 e per l’attuazione del PNRR, “Saranno all’altezza?” Di Duilio Cangiari

Vorrei riprende il filo di ragionamenti su cui da tempo, assieme all’amico Paolo degli Esipnosa, interveniamo pubblicamente in diverse sedi, ovvero il ruolo dei Comuni e delle Regioni ai fini del contributo di riduzione delle emissioni climalteranti in accordo con gli obiettivi europei di riduzione del 55% al 2030 rispetto al valore del 1990. Obiettivo per altro condiviso e rilanciato a tutti i livelli politici e amministrativi a partire dall’Europa fino all’ultimo Comune italiano.

Tema certamente di rilevante complessità, che si pone in particolare per l’attuazione cosiddetta “ dell’ultimo miglio” cioè su quali interventi e con quali finanziamenti gli enti locali possono svolgere il ruolo assegnato loro dal presidente Draghi che, in sede di chiusura dell’Assemblea dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani – ANCI a Parma, ha lanciato una precisa richiesta di intervento pro-climatico a Comuni e Città metropolitane indicandoli quali soggetti principali per la gestione del PNRR in chiave pro climatica quantificando in 50 miliardi il contributo finanziario pubblico.

Questo a mio parere è il punto centrale su cui è opportuno ragionare. Dato che la crisi climatica è rapida e disastrosa occorre una risposta che sia adeguata non solo sul piano delle risorse,ma anche della rapidità della loro messa in campo, che sia documentata e monitorata e che deve coinvolgere anche i cambiamenti di comportamento degli individui.
Nel nostro paese infatti la riduzione “europea” delle emissioni trova specifiche difficoltà, considerando che dal 2005 al 2015 è stata dovuta soprattutto al maggior impiego del gas naturale, in sostituzione di petrolio e carbone. E’ del tutto evidente che tale soluzione non è ripetibile. Infatti dopo il 2015 non c’è stata alcuna ulteriore decarbonizzazione dell’economia, determinando uno “stallo”, che richiede nuovi approcci, strumenti e soggetti attuatori.

Una critica certamente fondata alla impostazione italiana del PNRR è la mancanza di indicatori precisi e verificabili per il raggiungimento documentato della riduzione ottenuta del 55% al 2030 delle emissioni climalteranti. Ora si rende necessario ribaltare questo deficit progettuale inserendo nel dibattito pubblico l’indicatore del “tasso annuale di riduzione” e costruire una road map adeguata alla sfida.
In concreto , questo tasso, che in passato era 0,45 con diagramma piatto negli ultimi anni, ora va nettamente accelerato e deve diventare 4,85. (quasi 5) ovvero 10 volte maggiore.
Se consideriamo che i consumi e le emissioni provenienti dal settore “civile residenziale”, rilevanti sul piano sia qualitativo che quantitativo, sono diminuiti assai poco: dai 57,5 Mton CO2 eq. del 1990 ai 50,3 Mton CO2 eq. Del 2018.

Duilio Cangiari

In presenza dunque di una crisi con effetti gravissimi e rapidi si tratta di una diminuzione insufficiente, criticamente troppo lenta tanto da richiedere ben altri interventi specifici sulla rapidità della riduzione del danno climatico, che devono essere pienamente adeguati alla rapidità del danno.
In questo senso appare decisivo il cambio di passo del rapporto tra enti locali e Governo, per avviare una stagione in cui i comuni, appunto, diventano responsabili in primis delle azioni necessarie, attraverso un apposito Piano e un conseguente contratto di auto-abilitazione con il Ministero dell’economia e della finanza (MEF) basato sulla contrattualità “modello europeo”con il ricorso ad analisi di scenario e schemi progettuali, dotandosi di meccanismi di garanzia dei risultati, con tempi certi e controlli continui, monitorando, in campo, la capacità effettiva dell‘ intervento di produrre i risultati nei tempi attesi.

Cambio di passo necessario al fine di ottenere risultati concreti e fare passi avanti decisivi nella lotta al cambiamento climatico incrementando nello stesso tempo l’occupazione e dimostrando in campo le attualissime potenzialità del territorio.

Duilio Cangiari