“Tangenziale e altre opere pubbliche: l’asfalto non è la risposta alla crisi”. Da Potere al Popolo Reggio Emilia

Cantiere Via Luxemburg (foto di Francesco Fantuzzi)

Come risponde Reggio Emilia ai giovani preoccupati per come ci stiamo distruggendo il pianeta sotto i piedi e impegnati contro il cambiamento climatico?
Così: abbattendo alberi e rimpiazzando prati con asfalto.

Cosa ha da offrire questa città a quelli che un’auto non ce l’hanno e chissà quando mai se la potranno permettere? Che magari in anni più felici hanno visto quanto si vive meglio nelle fortunate città europee dove non serve affatto un’auto privata per spostarsi?
Il solito: denaro pubblico speso in asfalto e cemento.

Ai drammatici problemi del 2021, a Reggio si risponde con progetti concepiti 20 anni fa per un mondo che non esiste più.

A rischio di sembrare impopolari, a nostro avviso non si tratta solo di scelte fatte dall’amministrazione o da centri di potere politico ed economico. In molti casi, come ad esempio la bretella di Rivalta o la tangenziale Nord, c’è un’ampia fetta di popolazione anche organizzata in comitati che – anche se in buona fede – crede ancora che per affrontare il problema del traffico si debba creare asfalto extra e che di varianti, tangenziali e simili ne vorrebbe semmai di più e ovunque, nonostante da decenni ormai sia evidente come più asfalto si mette giù, più il traffico aumenta. Perchè per cultura, formazione, abitudine non riesce a concepire altro rispetto una città che cresce a casaccio, in cui il possesso di un’auto privata è essenziale per far parte della società e il suo costante abuso un “diritto” da far valere ai danni di molti altri.

Intanto la qualità dell’aria è drammatica e senza prospettive di miglioramento, il traffico potrà avere qualche piccola variazione locale per poi tornare come e peggio di prima nel lungo periodo, la speculazione edilizia metterà gli occhi sulle fette di prato tagliuzzate dai nuovi tratti di strada, perpetrando una narrazione che va avanti dal secolo scorso.

Ci dispiace, ma chi promuove queste “opere pubbliche” aiuta solo la distruzione del territorio ipotecando il nostro futuro, mentre le risorse – nonché l’ottica della creazione di posti di lavoro – andrebbero spostate verso la progettazione e creazione di una viabilità sostenibile che abbia il trasporto pubblico come principale strumento di mobilità in città, come avviene già da molto tempo in Paesi più evoluti.

Sullo sfondo ci sono due Reggio. Una “ufficiale”, mediamente benestante, assuefatta a questo stato di cose e dotata, chi più chi meno, di voce in capitolo. Un’altra spesso precaria, spesso giovane (ma non solo, quanto è inclusiva la mobilità di Reggio per gli anziani?), priva di risorse che contano, che tutto ciò lo subisce e vede ignorati i propri bisogni e le proprie aspirazioni. Noi non abbiamo la minima remora a schierarci con la seconda, e smascherare la narrazione irrealistica di una città pacificata in cui va tutto liscio tranne un paio di svincoli.

Per il semplice fatto che di questa seconda Reggio facciamo parte anche noi. Ci potete vedere occasionalmente accalcarci sui soliti quattro autobus, barcollare su bici e monopattini, su inadeguate e pericolose piste ciclabili ai margini delle zone industriali, respirando la tossicità dei gas di scarico delle auto che ci sfrecciano accanto.

Ma da qualunque parte voi stiate, i danni a lungo (ma non troppo) termine che Reggio Emilia si sta apparecchiando mentre divora il proprio territorio, riguardano cittadine e cittadini di oggi e soprattutto di domani.

Vogliamo prenderci cura di ciò che abbiamo e valorizzare uno spazio dove vivere in armonia o aspettare che arrivi l’Adriatico a coprire le nostre belle infrastrutture nuove con noi?
La scelta va fatta adesso.

Potere al Popolo Reggio Emilia