C’erano più di 200 persone sabato mattina presso il centro sociale l’Orologio alla presentazione del libro “Una provincia in Festa- Le Feste dell’Unità di Reggio Emilia 1945-1990”, organizzata da Fondazione Tricolore.
Il testo, arricchito di immagini storiche, ripercorre la storia delle Feste dell’Unità nel nostro territorio, dal 1945 al 1990, momenti di confronti politici, culturali, sociali, gastronomici, sportivi, ludici. Le Feste dell’Unità, in particolare quella provinciale organizzata presso il Campovolo, coinvolgevano l’intera comunità reggiana, a prescindere dall’appartenenza politica a sinistra. Erano la festa di tutti, dove anche l’esponente politico di destra, magari “trainato” ufficialmente da un concerto, ci faceva volentieri una capatina.
La macchina organizzativa sempre impeccabile del PCI era formata da migliaia di militanti e volontari, per i quali era un onore prestare servizio gratuito alla festa, tanto che in molti vi dedicavano le proprie ferie, impiegandoci tanta passione, quella che oggi manca in buona parte della politica attuale e che i presenti all’incontro ricordavano con nostalgia.
A fare gli onori di casa Dumas Iori, Presidente della Fondazione Tricolore, di cui pubblichiamo l’intervento integrale in calce. Oltre a Iori sono intervenuti il Sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, il docente di sociologia Vanni Codeluppi, la docente di storia contemporanea Anna Tonelli e il segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini.
“Le feste dell’Unità sono esistite perché c’era un partito comunista di massa- ha detto Landini-, un partito che non c’è più e con una crisi della rappresentanza politica molto forte. Penso sia importante e fondamentale recuperare una dimensione di rappresentanza politica, ricostruendo un’unità sociale”.
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UNA PROVINCIA IN FESTA. Di Dumas Iori
Il libro che presentiamo oggi è il frutto di un lavoro collettivo che ha coinvolto più di quaranta autori e più di duecento ex volontari.
Queste persone ci hanno raccontato le loro esperienze nelle feste dell’Unità, e ci hanno fornito molta documentazione, volantini, fotografie, documenti.
L’idea di realizzare questa pubblicazione è maturata un anno e mezzo fa: volevamo mettere in risalto le storie di coloro che idearono, costruirono e gestirono le feste nei comuni, nei quartieri, nelle frazioni e nelle borgate.
Ma, nello stesso tempo, la nostra intenzione era quella di contrastare le narrazioni retoriche sulla dedizione dei volontari comunisti, dipinti come dei militanti acriticamente fedeli alla linea e alle direttive del PCI.
Ciò che emerge dalle pagine del libro dimostra che le “cittadelle delle feste” erano popolate da uomini e da donne animati da tanta passione, capaci di discutere con spirito critico.
Le discussioni sull’organizzazione e sui contenuti delle feste erano il pane quotidiano dei dirigenti e dei volontari delle sezioni.
Soprattutto negli anni Settanta, che rappresentarono un vero e proprio passaggio d’epoca, il confronto tra diverse generazioni di militanti fu intenso.
Quelli furono gli anni in cui le feste cambiarono il loro volto, grazie alla volontà politica di una nuova generazione di dirigenti del territorio che sui concerti, sui contenuti politici e sui messaggi delle feste si confrontarono con i compagni delle generazioni precedenti, contrapponendo a delle concezioni più tradizionali e convenzionali, un’idea aperta del rapporto tra il partito e la società.
Gli anni Settanta e Ottanta sono stati l’età dell’oro delle nostre feste.
Molti eventi musicali e politici ebbero un rilievo che superò i confini provinciali, vedi le feste di Gorganza e Correggio e i Festival naz.li del Campovolo.
Con il nostro “viaggio nel tempo” abbiamo ripercorso 45 anni di storia delle feste, inevitabilmente intrecciata con i mutamenti economici, politici, sociali e culturali avvenuti nella nostra Provincia e in Italia.
Accanto alle immagini sfuocate delle feste “povere” degli anni quaranta e cinquanta, compaiono quelle del boom economico, dei grandi concerti rock e delle “vele” progettate da giovani geometri, ingegneri e architetti.
Le fotografie mostrano anche l’evoluzione politico-ideologica del PCI, con i volti dei padri del comunismo internazionale che lasciano il posto agli slogan per i diritti dei lavoratori, per la riforma sanitaria e per quella della scuola, per la tutela dell’ambiente e per la liberazione femminile.
Nel libro non ci sono delle interpretazioni univoche sulle ragioni per cui il modello delle feste, che ebbe un grande successo e consenso popolare, dopo gli anni 70/80 esaurì la propria capacità innovativa e la propria creatività.
C’è chi si è soffermato sulla conclusione della vicenda storica del PCI come la principale causa della crisi di queste esperienze che si sarebbero, poi solo ripetute in forma sempre eguale.
Altri hanno sottolineato che negli anni Novanta, le offerte culturali, politiche e di intrattenimento, non erano in sintonia con la rivoluzione dei media e, più tardi, dei social.
Infine, altri ancora hanno individuato nelle nuove e più rigide e prescrittive norme pubbliche, uno degli ostacoli principali per l’organizzazione di questi eventi. Una pluralità di valutazioni che secondo me hanno il pregio di suscitare interesse e di stimolare delle discussioni approfondite.
Come ho già detto, questo libro non indulge sul rimpianto dei tempi passati.
Però abbiamo voluto restituire una memoria, perché merita di essere raccontata.
Con sobrietà, con spirito critico ma con orgoglio, perché gli uomini e le donne che resero grandi le nostre feste erano anche dirigenti politici che avevano legami profondi con i territori, che sapevano interpretare e rappresentare i bisogni delle loro comunità, nel loro insieme.
Tutti hanno descritto le loro feste come momenti di fatica e di grande impegno compensati dalla attiva partecipazione e coinvolgimento di persone di ogni ceto, iscritte e non iscritte al PCI.
I volontari lavoravano per raggiungere un duplice obiettivo: raccogliere dei finanziamenti per il partito, diffondendone anche le idee e i messaggi politici e, al tempo stesso, fare “qualcosa” per offrire dei momenti di svago, di socialità e di partecipazione alla gente del quartiere o del comune.

Il nostro lavoro si è svolto nei momenti più duri dell’emergenza COVID ma, nonostante queste enormi difficoltà, decine e decine di persone si sono messe a disposizione con entusiasmo per realizzare il progetto.
A tutti loro va il mio ringraziamento perché gli autori e i nostri testimoni sono stati decisivi per raggiungere il risultato che presentiamo oggi.
Inoltre, ringrazio Giuliana Lusuardi e i collaboratori della Casa Editrice VME.
Ringrazio in particolare Lorenzo Capitani, Elena Montecchi ed Elisabetta Tedeschi che hanno seguito passo dopo passo, gli sviluppi della nostra opera, come anche Cinzia Gaddi, che ha gestito la Segreteria di Redazione.
Grazie anche a Coop Alleanza 3.0, Boorea, Assicoop Emilia Nord e OMSO per il loro contributo finanziario e grazie alla Segreteria Provinciale del Sindacato Pensionati della CGIL che ha deciso di acquistarne un buon numero di copie.
Grazie a Villiam Orlandini, Presidente del Centro Sociale che ci ospita e ai volontari che collaborano con lui.

