L’avvento dell’estate coniugato con il mese di agosto segnano una tregua rispetto ai conflitti tra esponenti politici e contestualmente inaugurano dibattiti e rassegne: si cede spazio a quello che viene definito il mondo della cultura.
Ma cosa si intende per cultura oggi?
Anche su tale fronte le posizioni possono essere variegate, soprattutto se si muove da premesse differenti: la cultura può essere intesa come condizione in cui l’uomo esercita le attività intellettuali in forma contemplativa, rifuggendo quelle materiali in cui rientrano sia l’impegno nella società che nella politica. Oppure come il processo di formazione dell’individuo che attraverso l’educazione matura le condizioni per la convivenza sociale e per la partecipazione alla vita politica.
Nel nostro Paese, soprattutto dal dopoguerra in avanti, la cultura è stata associata spesso ad un aristocratico club di studiosi da cui ricevere insegnamenti, senza però che questi ultimi venissero coinvolti nel “modesto” ma esteso mondo della società civile.
Con l’avvento della globalizzazione prima e della pandemia poi, si è assistiti ad un graduale scollamento tra i diversi attori della società civile: pertanto in un mondo sempre più connesso ma meno solidale e non in grado di preservare il proprio territorio, le proprie tradizioni e le proprie produzioni, le differenze sono esplose. Anche se la pandemia ha fatto un po’ da temporaneo collante, stante la comune condizione di disagio vissuta da tutta la popolazione, si è accresciuto il disorientamento, la povertà diffusa, il senso di impotenza e di non appartenenza rispetto ad una collettività: essa è sempre più divisa tra chi “vive sopra”, come recita il brano di Luciano Ligabue e chi purtroppo ai limiti della sopravvivenza.
Ma come le condizioni stentano a tornare alla normalità, le differenze riaffiorano con forza. A riguardo, un sondaggio di alcune settimane fa, curato da un quotidiano nazionale ed avente come intervistati i giovani rispetto alla fiducia nella politica e nella società, ha registrato rispetto ai quesiti posti percentuali significative: il 78 % degli intervistati ritiene i partiti distanti e disinteressati ai problemi dei giovani; il 79% accusa gli imprenditori di essere interessati solo ai profitti e poco alle persone; il 75% vuole sentir parlare di solidarietà.
Si coglie nelle risposte quel senso di smarrimento, di solitudine soprattutto in quella porzione di società che invece dovrebbe avere e trasmettere fiducia nel futuro, energia, persino spregiudicatezza in relazione ad alcuni atteggiamenti tipicamente giovanili.
Cosa ci si attende allora da coloro che dovrebbero essere degli esempi, delle guide e che influenzano anche le scelte della politica? Anzitutto umanità, sensibilità, solidarietà, declinazioni della personalità che abbiamo dismesso con l’avvento brutale della globalizzazione e che la pandemia ha svelato nella sua profonda drammaticità.
Non credo pertanto possano essere riproposte ricette già più volte sbandierate dalla Sinistra per catalizzare gli elettori: credo sia del tutto fuori luogo proporre il voto ai sedicenni se i giovani sono stati chiusi in casa e non mandati a scuola, in quanto ritenuti gli untori del virus solo perché spesso asintomatici. Meglio sarebbe stato coinvolgerli e responsabilizzarli in questa “guerra” sanitaria, se guerra è.
C’è bisogno di ricevere insegnamenti da figure non appartenenti a club esclusivi, ma che siano dei modelli di vita e soprattutto integrati nella società civile, dunque da seguire per riconciliare le persone, ispirare la solidarietà e ricostruire un tessuto sfilacciatosi, a causa di promesse e soluzioni nell’immediato confortevoli, ma alla lunga scarsamente appaganti. Un esempio: il reddito di cittadinanza.
Tale breve e non esaustiva analisi fa rivalutare figure all’apparenza semplici come quella di un militare, di un esponente politico che con coerenza e buon senso cerca di raccogliere e rispondere alle esigenze della popolazione e dunque non ambisce al potere per il gusto di imporsi, ma di servire il proprio Paese.
Solo chi è rimasto politicamente e con le sue idee vicino alle esigenze reali delle persone, nelle varie aree del Paese, oggi può catalizzare un nuovo consenso proiettato verso il cambiamento.
Concetti semplici, per una società complessa che necessita di guide e non di persone lontane dalla gente.
Gianluca Tortora, Presidente del Circolo Culturale “G. Gentile” Fratelli d’Italia

