“Per favore, allontanatevi dalla vanità, dall’orgoglio dei soldi. Il diavolo entra dalle tasche. Pensate questo. Siate poveri, come povero è il santo popolo fedele di Dio. Poveri che amano i poveri. Non siate arrampicatori. La carriera ecclesiastica … Poi diventi funzionario, e quando un sacerdote inizia a fare l’imprenditore, sia della parrocchia, sia del collegio …, sia dove sia, perde quella vicinanza al popolo, perde quella povertà che lo rende simile a Cristo povero e crocifisso, e diventa l’imprenditore, il sacerdote imprenditore e non il servitore”.
Con queste decise e magistrali parole Papa Francesco ha concluso questa mattina – 25 aprile – in San Pietro l’omelia della domenica del Buon Pastore, nel corso della quale ha ordinato nove sacerdoti. Monito estremamente valido e attuale per ciascuno, laico o chierico che sia.

E a corollario ha ricordato questo episodio: “Ho sentito una storia che mi ha commosso. Un sacerdote molto intelligente, molto pratico, molto capace, che aveva in mano tante amministrazioni, ma aveva il cuore attaccato a quell’ufficio, un giorno, perché ha visto che uno dei suoi dipendenti, un anziano, aveva fatto un errore, lo ha sgridato, lo ha cacciato fuori. E quell’anziano morì per questo. Quell’uomo era stato ordinato sacerdote, e finì come un imprenditore spietato. Abbiate questa immagine sempre, abbiate sempre questa immagine”.
E rivolto ai nove presbiteri il Santo Padre ha affermato: “considerate che sarete partecipi della missione di Cristo, l’unico maestro. Sarete come lui pastori. Pastori del santo popolo fedele di Dio. Pastori che vanno con il popolo di Dio: a volte davanti al gregge, a volte in mezzo o dietro, ma sempre lì, con il popolo di Dio”.
Quella del sacerdote non è affatto una carriera: è un servizio, come quello che ha fatto Dio al suo popolo. E questo servizio di Dio al suo popolo ha delle “tracce”, ha uno stile da seguire.
Così Papa Francesco ha declinato questo stile: di vicinanza, di compassione e di tenerezza.
Quattro sono le “vicinanze” del prete. Innanzitutto con Dio nella preghiera, nei Sacramenti, nella Messa. Secondo: vicinanza al Vescovo; terzo: vicinanza tra confratelli. “E io vi suggerisco un proposito: mai sparlare di un fratello sacerdote. Se voi avete qualcosa contro un altro, siate uomini, avete i pantaloni: andate lì, e diteglielo in faccia”, ha consigliato ai novelli sacerdoti il Papa, che ha aggiunto: “E quarto: per me, dopo Dio, la vicinanza più importante è al santo popolo fedele di Dio. Non dimenticatevi da dove siete venuti: della vostra famiglia, del vostro popolo … Non perdete il fiuto del popolo di Dio. L’autore della Lettera agli Ebrei dice: Ricordatevi di coloro che vi hanno introdotti nella fede. Sacerdoti di popolo, non chierici di Stato!”
Dunque, “pastori vicini a Dio, al vescovo, tra voi, e al popolo di Dio. Pastori: servitori come pastori, non imprenditori. E allontanatevi dal denaro. E poi, ricordatevi che è bella questa strada delle quattro vicinanze, questa strada di essere pastori, perché Gesù consola i pastori, perché lui è il Buon Pastore. E cercate consolazione in Gesù, cercate consolazione nella Madonna – non dimenticare la Madre – cercate sempre consolazione lì: essere consolati da lì”.
Infine un ‘ultima raccomandazione: “portate le croci – ce ne saranno nella nostra vita – nelle mani di Gesù e della Madonna. E non abbiate paura, non abbiate paura. Se voi siete vicini al Signore, al vescovo, fra voi, e al popolo di Dio, se voi avrete lo stile di Dio – vicinanza, compassione e tenerezza – non abbiate paura, che tutto andrà bene”.
Giuseppe Adriano Rossi

