Scuola e disabilità: un percorso di eccellenza, ma ancora in salita

Dagli anni ’70 ad oggi il nostro Paese, grazie alla Scuola ed alla normativa ha realizzato significativi percorsi inclusivi, per garantire ed assicurare il diritto di istruzione a tutti gli alunni, a prescindere dalle condizioni. Oggi l’alunno con disabilità è una persona con particolari esigenze, con fragilità e potenzialità che necessita del supporto, del sostegno di figure particolari: insegnante di sostegno, educatore, eventuali terapisti, Neuropsichiatria.

La Cisl Scuola ha sempre dimostrato attenzione affinché fosse garantita l’inclusione, la quantità delle ore di sostegno, anche a fronte di un aumento di certificazioni. Nella nostra regione – per l’a.s. 2018/2019 – l’Ufficio Scolastico Regionale ha autorizzato il funzionamento in deroga di 3.395 posti di sostegno per le scuole dell’Emilia-Romagna (nel precedente anno scolastico erano stati 3.226).

Questo anche nel rispetto della famosa sentenza della Corte Costituzionale, 80/2010, che dichiarò che stabilire un limite massimo invalicabile relativamente al numero delle ore di insegnamento di sostegno, comporta l’impossibilità di avvalersi, in deroga al rapporto tra studenti e docenti stabilito dalla normativa statale, di insegnanti specializzati che assicurino al disabile grave il miglioramento della sua situazione nell’ambito sociale e scolastico. Questo perché il diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto fondamentale. La fruizione di tale diritto è assicurata, attraverso «misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicaps la frequenza degli istituti d’istruzione”

Tuttavia, ogni anno si ripresenta il problema delle cattedre scoperte sul sostegno. Gli specializzati, cioè coloro che hanno una preparazione specifica, sono sempre pochi rispetto alle reali necessità. Le Scuole ricorreranno ad insegnanti inseriti nelle graduatorie di istituto, spesso alla prima esperienza. Quali le criticità? Quali le possibili soluzioni?

Spesso viene compromessa la continuità didattica: l’insegnamento, e ancora di più l’insegnamento su sostegno sono investimenti a lunga scadenza, in prospettiva. Poi la precarietà implica il dover ricominciare ogni volta con tutto quello che comporta (organizzazione, abitudini, registri elettronici differenti…) e questo alla lunga può demotivare, per il senso di “non appartenenza”.

Ancora, le competenze acquisite, poi disperse; colleghi lavorano con alunni disabili realizzando delle alchimie incredibili, con grande beneficio dell’alunno/a, consentendo significativi progressi. Poi l’anno dopo ciò che si è costruito rischia di essere vanificato.

Ecco, allora l’importanza di creare dei “nuclei di supporto” in ogni scuola, degli sportelli per accompagnare i docenti che accettano la supplenza sul sostegno, per illustrare non tanto o non solo la patologia, ma le modalità di accoglienza, di gestione della classe, di programmazione, relazionali, con l’alunno, la famiglia, i colleghi. E’ fondamentale un periodo di formazione: sulla documentazione, per conoscere spazi, ambienti, progetti, attività, per inserirsi nelle varie classi, per affrontare eventuali esami (di qualifica, di Stato).

I docenti con maggiore esperienza, potrebbero pensare ad una sorta di “tutoraggio”, per affiancare i nuovi arrivati. Sarebbe utile un passaggio di consegne, anche nel caso un docente sia trasferito, o vada in pensione: se si sono costruite strategie, se si sono utilizzati sussidi funzionali, perché non lasciarne traccia? E, infine, pensare ad una sorta di conservazione delle buone prassi, perché ciò che di positivo si è costruito, non vada disperso.

Mariarita Bortolani, Cisl Scuola