Come anticipato da NextStopReggio, i capannoni delle Fiere reggiane diventano location per la vaccinazione anti-Covid da domani 8 gennaio.
La fiere di via Filangeri hanno infatti ottenuto il nulla osta del Comune di Reggio per poter ospitare nelle prossime settimane le operazioni di vaccinazione su larga scala della popolazione reggiana contro il Covid 19.
Nei giorni scorsi, viste le particolari e documentate esigenze di interesse pubblico, la giunta ha infatti concesso la possibilità di insediare temporaneamente e per tutto il 2021 “attività sanitarie e assistenziali” all’interno del capannone C e del piano terra della palazzina uffici dell’ex polo Fieristico di Reggio Emilia, ora di proprietà della ditta Amor srl e concessa in uso all’Ausl reggiana. Si tratta di un passaggio necessario per poter garantire la temporanea modifica dell’uso e delle attività consentite nell’area, di per sé vocata a iniziative fieristiche ed espositive.
L’area delle fiere è stata scelta come Centro vaccinale poiché presenta le diverse caratteristiche necessarie per poter effettuare un piano vaccinale capillare e consentire un elevato numero di accessi: la facilità nel raggiungimento della sede (attraverso i mezzi pubblici e la dotazione di parcheggio); la sicurezza e l’accessibilità degli utenti, con particolare riguardo ai portatori di disabilità; la possibilità di creare zone filtro per l’utenza per controllo temperatura e utilizzo mascherina; la possibilità di contenere molte persone, garantendo il distanziamento fisico e di adattamento in caso di flussi rilevanti di utenza; la sistemazione delle postazioni in modo tale da garantire distanziamento e rispetto della privacy; la presenza di vie di accesso e uscita dalla struttura separati, di servizi pubblici, separati per personale e utenza, compresi quelli dedicati a persone con disabilità.
Le modalità operative stabilite dalla Regione
Per ogni provincia è stato definito un punto unico di somministrazione, con l’eccezione della provincia di Bologna che potrà contare su due punti, a cui si deve aggiungere quello di riferimento per l’Ausl di Imola.
I centri vaccinali sono posizionati al di fuori delle strutture ospedaliere, o comunque in aree dove non è previsto né in entrata né in uscita il passaggio degli utenti; sarà possibile anche attrezzare aree esterne, ad esempio con le tensostrutture fornite da Protezione civile ed esercito, ed eventualmente si potrà ricorrere a palasport o poli fieristici.
Le strutture dovranno essere facilmente raggiungibili e disporre di un ampio parcheggio, in ognuna deve essere garantita la presenza di un mezzo di emergenza e saranno tutte suddivise in più spazi, uno per ogni fase della vaccinazione: una prima zona di accoglienza, seguita da quella per lo svolgimento di tutta la fase di amministrazione (l’utente non impiegherà più di 5 minuti per queste prime operazioni), poi l’area di vaccinazione vera e propria (con un tempo previsto di 5 minuti) e infine quella per l’osservazione post-vaccinale, dove si sarà trattenuti per 10 minuti.
Si lavorerà per team, ognuno composto da almeno un medico, che fungerà da referente, un minimo di cinque tra infermieri e assistenti sanitari e non meno di due operatori sociosanitari, a cui si dovranno poi aggiungere un amministrativo e un minimo di quattro volontari, ad esempio della Protezione civile, che si occuperanno di tutte le operazioni pre-seduta e della gestione dell’area di osservazione post-vaccinale.
Ogni centro di somministrazione potrà contare su più equipe mediche al lavoro, e alle Aziende sanitarie è lasciata anche la possibilità sia di modificare i rapporti numerici tra medici ed infermieri sia di prevedere gruppi di lavoro allargati; in caso di difficoltà a reperire volontari, le Aziende dovranno rivolgersi al proprio personale dipendente.
Ciascun team lavorerà per 6 giorni a settimana, e non più di 8 ore al giorno, con un minimo di 300 persone vaccinate ogni turno; in caso di necessità, sarà possibile strutturare i turni dei diversi team sette giorni su sette, anche nel pomeriggio.

